approfondimento sul locale INPS al link -> DOSSIER VIALE MAZZINI 8
Giovedì 18 giugno a Palazzo San Bernardino è andato in onda un nuovo episodio inedito della serie americana FRIENDS. Il cast è stato ovviamente più anonimo rispetto all’originale, però non possiamo pretendere di più: siamo a Tivoli, non certo a Hollywood. Accontentiamoci.
Molti i punti all’ordine del giorno, alcuni discussi e altri rinviati al Consiglio del 22 giugno. Per motivi di stampa ci dobbiamo limitare a narrare le vicende consiliari del 18 giugno.
Una nota preliminare
La Proposta di Deliberazione n. 38, cioè quella relativa alla variazione di Bilancio, è stata formalmente redatta e firmata dall’Assessore competente il 14/05/2026. Già in quella data, il testo della variazione includeva l’iscrizione dei € 380.478,00 come utile da Acque Albule S.p.A. nel Titolo 3 (Tipologia 0400).
Il verbale del Collegio dei Revisori n. 14 riporta esplicitamente che la proposta di approvazione del bilancio di esercizio 2025 della società Acque Albule S.p.A. è stata “discussa nella seduta del Consiglio Comunale del 25 maggio 2026”.
È solo in quella sede che il Sindaco ha ricevuto formalmente il mandato (la delega) per votare l’approvazione del bilancio e la conseguente distribuzione degli utili in sede di assemblea dei soci. Inoltre, in Aula, lo stesso Assessore competente ha dichiarato che l’Assemblea dei soci si è tenuta il 29 maggio. Pertanto, né la proposta di delibera né il verbale dei Revisori risultano basati sull’unico dato certo riferito alla disponibilità della quota di utili spettante al socio Comune di Tivoli. Tanto più che la proposta di delibera ha anticipato di undici giorni gli indirizzi consiliari e di ben quindici giorni il verbale dell’assemblea dei soci. Ci si è, cioè, basati sulla nota integrativa prodotta dagli Amministratori della società che, peraltro, nulla dice in merito alla destinazione finale degli utili.
Questo modo un po’ cafone di gestire la trasparenza degli atti amministrativi sembra una costante negli specifici comportamenti della maggioranza di centro destra guidata dal Sindaco Innocenzi.
Chi scrive ritiene che non sia nemmeno il caso di interrogare su questi aspetti direttamente il massimo rappresentante cittadino perché si rischia o di non avere risposte, oppure di avere approssimazioni lontane dalla verità documentale.
Si deve rammentare che nella seduta del Consiglio comunale del 25 maggio si sviluppò una querelle incentrata sul mancato invio del bilancio della società termale a corredo della mozione di indirizzi presentata dalla maggioranza.
In quell’occasione il Segretario Generale sostenne che non era necessario farlo, nonostante la stessa mozione più volte citasse questo passaggio come ineludibile poiché previsto dal regolamento. È vero anche che qualche buontempone, consigliere comunale della maggioranza, ha perfino sostenuto che si trattò di una semplice dimenticanza, aggravando l’accaduto e smentendo clamorosamente l’interpretazione del Segretario Generale.
Per inciso, c’è da dire che il Consiglio comunale il 18 giugno ha votato anche la mozione di indirizzi a ASA SpA e a ASA Servizi SrL (sorvoliamo su tali indirizzi per amore di patria e anche per problemi di spazio). Ebbene, questa mozione cita testualmente che il regolamento prevede, in queste circostanze, l’invio del Bilancio societario ai Consiglieri comunali. Infatti, quei bilanci sono stati consegnati, con le distinte di legge, a tutti i diretti interessati.
A questo punto uno si potrebbe chiedere: Come mai ciò che vale per ASA SpA e per ASA Servizi Srl non è stato applicato per la Società termale?
Tale quesito potremmo rivolgerlo direttamente al Sindaco con la speranza che riesca a chiarire questo dubbio amletico. Si, la speranza è l’ultima a morire!
Dall’esame dei documenti, si conferma che la “certezza” di quell’entrata non poggia su un atto definitivo della società, ma su una catena di atti interlocutori che sono stati assunti come probanti e definitivi.
L’entrata viene trattata come “certa” nei documenti di bilancio, ma tecnicamente non è stata documentata da un atto societario definitivo. L’amministrazione ha agito come se la volontà del Sindaco (espressa in virtù della delega del 25 maggio) fosse già un fatto compiuto e trasfuso in un verbale assembleare, che però agli atti non c’era. Senza quel documento, quei 380mila euro restano, formalmente, solo una previsione basata su una nota del CdA della partecipata.
Infine, una nota di colore in linea con l’andazzo di questa maggioranza: il Regolamento comunale prevede, e impone, che a illustrare una mozione sia il firmatario della stessa. La competenza della presentazione, e quindi della illustrazione in Aula, è un’esclusiva dei Consiglieri comunali. Per la Mozione di indirizzo ASA, nonostante i Consiglieri firmatari fossero ben quattro, tale illustrazione è stata fatta dall’Assessore al Bilancio. Non competeva a lui farlo, eppure lo ha fatto. In altre circostanze l’assenza dei firmatari ha comportato il rinvio dell’illustrazione. Nel caso specifico i firmatari erano in Aula e allora chi scrive si domanda, riteniamo legittimamente: come mai l’incombenza è toccata all’Assessore al Bilancio e come mai non è stato rispettato il regolamento?
Tutti possono rispondere a un tale innocente quesito, persino il Sindaco Innocenzi.
La Variazione di Bilancio
Riepilogo Variazione di Bilancio 2026 (Competenza)
| DESCRIZIONE (Titoli Entrata / Missioni Spesa) | Variazioni in Aumento (€) | Variazioni in Diminuzione (€) |
|
ENTRATE |
4.419.274,83 | 1.771.995,56 |
| Utilizzo Avanzo di Amministrazione | 626.527,15 | 0,00 |
| Titolo 1: Entrate tributarie | 111.254,67 | 48.063,30 |
| Titolo 2: Trasferimenti correnti | 1.444.131,15 | 1.640.563,94 |
| Titolo 3: Entrate extratributarie (incl. sanzioni e servizi) | 1.291.921,86 | 83.368,32 |
| Titolo 4: Entrate in conto capitale | 945.440,00 | 0,00 |
| SPESE | 4.884.603,71 | 2.237.324,44 |
| Missione 01: Servizi istituzionali e generali | 683.182,89 | 262.059,00 |
| Missione 03: Ordine pubblico e sicurezza (Polizia Locale) | 374.200,00 | 0,00 |
| Missione 08: Assetto del territorio ed edilizia | 859.919,72 | 0,00 |
| Missione 09: Rifiuti e tutela ambientale | 1.045.047,50 | 0,00 |
| Missione 10: Trasporti e Mobilità (TPL) | 10.000,00 | 1.602.129,50 |
| Missione 12: Diritti sociali, politiche sociali e famiglia | 1.466.430,97 | 164.033,90 |
| Missione 20: Fondi e accantonamenti (incl. FCDE) | 283.097,92 | 0,00 |
| Altre Missioni (04, 05, 06, 07, 14, 50) | 162.724,71 | 209.102,04 |
| TOTALE A PAREGGIO (Variazioni Totali) | 6.656.599,27 | 6.656.599,27 |
I dati confermano che l’equilibrio della parte corrente del Comune di Tivoli per l’esercizio 2026 dipende in modo determinante da risorse non strutturali o straordinarie.
Detto in soldoni: il Comune di Tivoli non produce entrate correnti sufficienti per sostenere la spesa corrente e ciò si traduce con la necessità di ricorrere a entrate straordinarie e a utilizzare l’avanzo di amministrazione vincolato.
Il totale delle risorse “una tantum” (avanzo totale + utili) arriva esattamente a € 2.289.766,26.
Nel documento “Equilibri di Bilancio”, alla voce “Equilibrio di parte corrente ai fini della copertura degli investimenti pluriennali”, il valore riportato è -1.428.649,86 euro. Questo segno meno è una certificazione ufficiale: al netto delle poste straordinarie e degli accantonamenti vincolati, la gestione corrente ordinaria del Comune non solo è incapace di generare un solo euro di risparmio da investire sul territorio, ma si trova strutturalmente in passivo. Per finanziare il pluriennale e mantenere i servizi, l’Ente è costretto a dipendere interamente dall’erosione dell’avanzo e da entrate straordinarie.
La manovra finanziaria riesce a garantire il pareggio contabile a zero, ma lo fa “erodendo” il risparmio degli anni passati (l’avanzo) e utilizzando proventi societari straordinari. Senza questi 2,3 milioni di euro di risorse proprie non ricorrenti, la gestione corrente del Comune non sarebbe in equilibrio.
Al netto delle partite tecniche (FPV), resta un gap di € 2.396.377,86 che non è coperto da tasse o trasferimenti ordinari. Senza l’utilizzo dell’avanzo, lo spostamento di fondi patrimoniali e l’incasso dei dividendi della società termale, la parte corrente del bilancio non risulterebbe in equilibrio.
La Variazione FCDE (Fondo Crediti di Dubbia Esigibilità)
Nella Missione 20 (Fondi e accantonamenti), Programma 02, viene stanziato un aumento di € 283.097,92 proprio per il Fondo crediti di dubbia esigibilità. Come specificato nella proposta di delibera, questo adeguamento è necessario per garantire la congruità dell’accantonamento a seguito delle nuove previsioni di entrata.
Il motivo principale di questo accantonamento risiede effettivamente nella previsione di maggiori incassi dalle sanzioni, proprio perché si registra un incremento di € 455.000,00. Poiché i proventi da multe e sanzioni per violazioni del CDS hanno storicamente tassi di riscossione non totali, la legge impone di accantonare una quota significativa al FCDE per evitare di finanziare spese correnti con entrate che potrebbero non essere mai incassate.
Senza l’entrata straordinaria dei 380.478 euro di utili, l’accantonamento al FCDE (Fondo Crediti di Dubbia Esigibilità) avrebbe rappresentato un “peso” netto sulla disponibilità di spesa corrente dell’Ente.
La Cassa
Il Quadro Generale Riassuntivo presenta una situazione finanziaria in cui, nonostante un fondo cassa finale consistente, la singola manovra di giugno 2026 produce un saldo netto negativo in termini di flussi monetari immediati.
Il Fondo di Cassa Finale ammonterebbe in via previsionale a € 22.435.571,87 e questo valore rappresenta la liquidità totale stimata che l’Ente prevede di avere al termine dell’esercizio 2026
Il dato di -134.764,66 euro non si riferisce all’intero bilancio, ma esclusivamente all’effetto netto prodotto dalla Variazione di giugno 2026 sulla disponibilità liquida dell’ente.
Sottraendo il saldo delle spese (€ 2.428.988,81) dal saldo delle entrate (€ 2.294.224,15), si ottiene esattamente la variazione negativa del fondo cassa presunto di € 134.764,66.
Questo passaggio indica che la manovra in discussione il 18 giugno, pur essendo in pareggio dal punto di vista della competenza (impegni giuridici), è sbilanciata sul fronte della liquidità.
Prima conclusione
I documenti analizzati ci consentono di sostenere, come provato, che il Bilancio del Comune di Tivoli nella parte corrente è deficitario di 2,4 milioni di euro e che senza partite straordinarie non avrebbe raggiunto gli equilibri che la norma definisce come necessari e imprescindibili.
Inoltre, nell’immediato la documentazione analizzata dimostra che il Bilancio comunale soffre di una crisi di liquidità e che i flussi di cassa sono deficitari di circa 134.000,00 euro.
La Rottamazione
La Delibera n. 41 del 26/05/2026 riguarda l’adesione del Comune di Tivoli alla “Rottamazione Quinquies”, una misura di definizione agevolata prevista dalla normativa nazionale (Legge 199/2025 e D.L. 38/2026) per i debiti affidati all’Agente della Riscossione.
La misura permette ai cittadini di estinguere i propri debiti, tributari e non, relativi ai carichi affidati all’Agente della Riscossione (Agenzia delle Entrate-Riscossione) nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2000 e il 31 dicembre 2023.
Si paga solo la quota capitale e il rimborso delle spese per le procedure esecutive e di notifica. Vengono cancellati interessi, sanzioni, interessi di mora e l’aggio.
Per le violazioni al Codice della Strada, la definizione agevolata si applica solo agli interessi e all’aggio; la sanzione originale (la multa) va pagata interamente.
Il procedimento è gestito integralmente dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione con le seguenti tappe:
- 15 settembre 2026: L’Agente rende disponibili sul sito i dati dei carichi definibili.
- 16 settembre – 31 ottobre 2026: Finestra per la presentazione della dichiarazione di adesione.
- 31 gennaio 2027: Termine ultimo per il pagamento in un’unica soluzione o della prima rata.
- Rateizzazione: È possibile pagare in un massimo di 54 rate bimestrali (circa 9 anni) con un interesse del 3% annuo a partire dal febbraio 2027.
Uguaglianza o pace fiscale?
Il solito buontempone, consigliere di maggioranza, ha sostenuto in Aula che con questo atto la maggioranza di centro destra raggiungerebbe un obiettivo da sempre nel DNA di questa coalizione: la pace fiscale.
Altri esimi rappresentanti del centro destra, sempre in aula, hanno sostenuto che in questo modo si consentirebbe alle persone oneste di mettersi in regola con l’Amministrazione Comunale.
Loro stessi, comunque, proprio in delibera sostengono che nel migliore dei casi pagherà solo il 15% degli interessati con un costo ipotizzato per le casse comunali di 3,3 milioni di euro.
Quindi potremmo dire che l’85% degli interessati sono persone disoneste e che la pace fiscale costa alle tasche dei Tiburtini che hanno regolarmente pagato le tasse appena 3,3 milioni di euro.
È un modo retorico e picaresco di rappresentare la realtà, che è molto più complessa e nasconde altri e ben più sostanziali quesiti.
Chi ha sempre pagato è un fesso? Chi ha pagato in ritardo sobbarcandosi sanzioni e interessi è un fesso?
Diciamoci la verità, la Rottamazione è un maxi condono fiscale che divide e non risolve le problematiche che sono alla base dell’evasione o dell’elusione.
In Parlamento l’Opposizione di Centro Sinistra ha votato contro tale misura sostenendo questa scelta con motivazioni puntuali. A Tivoli, invece, l’Opposizione si è dileguata. Non è intervenuta (solo 1 intervento) e al momento del voto ha ancora una volta preferito uscire dall’Aula senza nemmeno spiegarne i motivi.
Il problema dell’evasione e dell’elusione, a parte fenomeni criminogeni, è in gran parte connessa con l’esigenza di definire una vera e profonda riforma del sistema fiscale e i problemi non si risolvono a colpi di sanatorie o condoni più o meno camuffati. Ne è possibile ritenere che la convenienza politica del momento possa rappresentare la giustificazione dei comportamenti istituzionali. La politica senza valori è ben poca cosa e la politica che si piega alle convenienze non rappresenta né una differenza né un’alternativa.
Il quadro documentale
Il Comune ha crediti potenzialmente “rottamabili” per € 31.493.749,86.
Attenzione: questa somma rappresenta il totale rottamato, ma non il totale presente tra i Residui Attivi del Bilancio comunale. Per legge il Comune deve provvedere a togliere dai Residui gestiti, con aggravio di costi qualora ciò non fosse sostenuto dai fondi del FCDE, i crediti con un’anzianità maggiore ai 5 anni. Questo è stato fatto nel corso degli ultimi 15 anni, da quando cioè è entrata in vigore la norma sulla contabilità finanziaria potenziata. La gran parte di questi 31 milioni non è attualmente gestita dal bilancio comunale, però ne rimane in carico una quota di circa 8,5 milioni con un accantonamento a FCDE di quasi 7,5 milioni di euro.
L’Ente ipotizza un tasso di adesione del 15%, prevedendo un incasso effettivo di circa € 4.724.062,48. L’abbuono di sanzioni e interessi comporterebbe una cancellazione di crediti (minori accertamenti) per € 3.339.632,94.
I Revisori sottolineano che l’operazione è finanziariamente sostenibile perché la gran parte di queste somme è già coperta dal Fondo Crediti di Dubbia Esigibilità (FCDE), che ammonta, nello specifico, a € 7.483.486,69. Inoltre, l’adesione permetterebbe di incassare residui attivi molto vecchi e di difficile esigibilità migliorando la liquidità di cassa per il pagamento dei fornitori.
I punti di debolezza e le carenze
La delibera, come abbiamo visto, si basa su un’ipotesi di incasso di € 4.724.062,48, calcolata su un tasso di adesione del solo 15% del magazzino residuo. Questo significa ammettere che per l’altro 85% dei crediti (circa 26,7 milioni di euro) il Comune non ha alcuna speranza concreta di incasso, nemmeno con lo “sconto” della rottamazione.
In un documento ufficiale, l’amministrazione dichiara che questa manovra serve a garantire la “tempestività del pagamento dei fornitori”.
Il Comune ha bisogno di incassare i 4,7 milioni della rottamazione non per investire, ma per tamponare i debiti verso i fornitori confermando le tensioni di liquidità evidenziate in precedenza e che lo scorso anno hanno comportato il ricorso in maniera consistente alle anticipazioni di tesoreria.
L’amministrazione giustifica la perdita dei 3,3 milioni dicendo che è “compensata” dal Fondo Crediti di Dubbia Esigibilità (FCDE) di € 7.483.486,69. Il FCDE non è un tesoretto di soldi veri, ma una posta contabile che serve a “congelare” la spesa. Usarlo per coprire la cancellazione dei crediti significa che il Comune sta semplicemente legalizzando una perdita che era già latente.
Poi, se l’adesione fosse inferiore al 15%, o se i residui attivi rimasti fossero ancora più deteriorati del previsto, il FCDE potrebbe rivelarsi insufficiente, aprendo un ulteriore buco nel pareggio tra entrate e uscite correnti.
Le connessioni
Come abbiamo analizzato il Comune ha un gap di parte corrente di circa 2,4 milioni coperto con avanzo e utili straordinari. La delibera 41 è il “terzo pilastro” di questa manovra di emergenza. Infatti, mentre la delibera 38 usa i risparmi (avanzo) e i dividendi (utili), la delibera 41 tenta di “svendere” il magazzino dei crediti per fare cassa velocemente.
Senza questi incassi straordinari stimati dalla rottamazione, il Comune avrebbe serie difficoltà non solo a chiudere il bilancio in pareggio, ma a mantenere il flusso di cassa necessario per la gestione ordinaria.
La Delibera sulla Rottamazione è la prova documentale di un ente che, non riuscendo a riscuotere regolarmente dai propri cittadini, si vede costretto a “svendere” il proprio patrimonio creditizio per pagare le fatture e mantenere un simulacro di equilibrio finanziario.
Mentre la Delibera 38 serve a coprire il gap strutturale immediato di parte corrente, la Delibera 41 mira a dare ossigeno alla cassa per pagare i fornitori, ma i suoi effetti contabili definitivi verranno registrati solo con il perfezionamento delle adesioni tra settembre e ottobre 2026.
L’applicazione della Rottamazione Quinquies non solo permetterà, ma renderà tecnicamente necessaria una o più variazioni di bilancio future per recepire gli effetti della manovra una volta che le adesioni dei contribuenti saranno certe.
In ogni caso, qualora l’incasso stimato di € 4.724.062,48 (maggiori riscossioni in conto residui) andasse a buon fine si potrà registrare un effetto positivo sul risultato di amministrazione.
Una volta accertato questo maggior avanzo, l’Amministrazione potrà approvare nuove variazioni per applicare tale avanzo al bilancio, destinandolo ad esempio al pagamento tempestivo dei fornitori o a nuovi investimenti.
Come abbiamo visto, il Comune ha già un gap di 2,4 milioni coperto con manovre straordinarie. Se la “certificazione” dei mancati incassi della rottamazione dovesse costringere l’ente a cancellare più crediti di quanto previsto, tra quelli ancora in carico e coperti da FCDE, si produrrebbe un effetto a catena sul risultato di amministrazione, riducendo quell’avanzo che oggi viene usato “come polmone” per far quadrare i conti correnti.
Il fatto che le proposte n. 38 (Variazione) e n. 41 (Rottamazione) siano state discusse insieme nella seduta del 18 giugno 2026 conferma che l’Amministrazione ha presentato al Consiglio un “pacchetto” per tentare di salvare gli equilibri di bilancio e la cassa nello stesso momento.
La seduta del 18 giugno non è stata una semplice discussione di routine, ma il momento in cui l’Amministrazione ha cercato di sanare il gap corrente (Del. 38) rappresentando al Consiglio l’idea che la svendita dei crediti vecchi (Del. 41) sia l’unica via per ridare stabilità strutturale all’ente.
Regolamento per la definizione agevolata delle entrate comunali
Questa manovra rappresenta il “versante locale” della rottamazione perché, mentre la Delibera 41 (Rottamazione Quinquies) riguarda i carichi affidati all’Agente della Riscossione nazionale, questo regolamento disciplina la sanatoria per i debiti gestiti direttamente dal Comune di Tivoli.
Per i Tributi ed entrate patrimoniali, si pagano solo la quota capitale, le spese di notifica e le procedure esecutive. Vengono integralmente abbattuti le sanzioni e gli interessi.
Per quanto riguarda le Multe (Codice della Strada), l’agevolazione è limitata all’abbattimento dei soli interessi; la sanzione originaria deve essere pagata per intero. Le Controversie tributarie si estinguono pagando il solo tributo e le spese di soccombenza, con esclusione totale di sanzioni e interessi.
L’Istanza di adesione deve essere presentata entro il 30 settembre 2026 tramite PEC o procedura online. Il Comune risponde entro 30 giorni indicando le somme dovute. Si potrà pagare in un’unica soluzione entro il 30 novembre 2026, oppure si potrà rateizzare, per un massimo di 48 rate mensili per un importo minimo di 150 euro, con l’applicazione di interessi di dilazione al 2% annuo a partire dalla seconda rata. La prima rata scade il 30 novembre 2026.
L’arco temporale è molto più esteso, poiché include tutti i debiti risultanti da ingiunzioni o accertamenti esecutivi notificati ed emessi entro il 30 giugno 2026.
Il Regolamento, ovviamente, chiarisce esplicitamente che sono esclusi i crediti la cui riscossione è affidata all’Agenzia delle Entrate-Riscossione (già coperti dalla Delibera 41).
Quindi, con la Delibera 44 il Comune non solo recupera il gap temporale lasciato dalla normativa nazionale (il periodo 2024-2026), ma si riappropria della gestione dei propri crediti locali, offrendo uno sconto totale sulle sanzioni pur di incassare la quota capitale entro il 30 novembre 2026.
I dati allegati alla relazione che accompagna la delibera sono impietosi: negli ultimi cinque anni, la capacità del Comune di recuperare l’evasione è stata quasi nulla. Per l’IMU, il tasso di riscossione medio è di un misero 6,53%, mentre per la TARI non si supera il 16,99%. In pratica, per ogni 100 euro di tasse evase che il Comune dichiara di voler recuperare, ne entrano effettivamente nelle casse meno di 7 per l’IMU e circa 17 per la TARI.
Questa inefficienza ha prodotto un “magazzino crediti” enorme e di difficile, comprovato, incasso: al 31 dicembre 2025, il Comune ha accumulato oltre 17,2 milioni di euro di crediti IMU e 5 milioni di crediti TARI mai riscossi. Di questi, ben 20 milioni di euro sono stati “congelati” nel Fondo Crediti di Dubbia Esigibilità (FCDE), una misura prudenziale che sottrae risorse alla collettività per coprire buchi di bilancio ormai quasi certi.
La relazione tecnica ammette candidamente che il 75% di questi crediti è di “difficile esazione” e, poiché il sistema ordinario di riscossione non funziona, il Comune è costretto a ricorrere a uno strumento definito “straordinario e non ripetibile” per cercare di ottenere liquidità immediata e pagare i fornitori.
Per convincere gli evasori a pagare, l’Ente rinuncia a sanzioni e interessi, sperando che questo “sconto” spinga almeno il 15% dei debitori IMU e il 30% di quelli TARI a versare il capitale.
È una scommessa azzardata: le stime di adesione sono infatti doppie o triple rispetto alla capacità di riscossione storica dimostrata finora dall’Ente.
Il vero nodo politico, tuttavia, resta un altro. Il ricorso a una sanatoria d’emergenza conferma che non è la norma a mancare, ma è il modello di riscossione a essere in crisi. Gestire migliaia di atti pendenti costa al Comune oltre 75.000 euro l’anno in notifiche e spese legali, senza produrre risultati concreti.
Invece di procedere a una riforma strutturale del modello, ricorrendo a un agente della riscossione e cambiando radicalmente le procedure operative, come proposto già anni fa, l’Amministrazione preferisce “pulire” il bilancio svalutando i propri crediti. I Revisori dei Conti hanno dato il via libera tecnico, ma la sostanza politica rimane: questa operazione è l’ultima spiaggia di un sistema che ha smesso di funzionare e che preferisce condonare piuttosto che riformare.
La pace fiscale scelta dal centro destra in realtà è un cappio per le casse comunali e crea divisioni all’interno dei contribuenti denunciando, in maniera palese, una incapacità di fondo che è politica ma anche tecnico-gestionale: l’incapacità, cioè, di modificare gli assetti consolidati che nulla hanno prodotto in termini di gestione dei flussi finanziari e di recupero del gettito fiscale.
Poi, al fondo, rimane sempre il solito quesito: chi ha regolarmente pagato o chi ha successivamente pagato accollandosi interessi e sanzioni è un fesso?
Siamo sicuri che il Sindaco Innocenzi saprebbe rispondere a questa innocente domanda.










