In basso, quasi ai margini della cerimonia, c’era un pallone. Piccolo, di plastica e pelle sintetica. Tutto intorno, invece, c’era il resto. La tribuna delle autorità, le bandiere, il leggio, gli applausi, i microfoni, le parole misurate dei discorsi ufficiali. Eppure era lui, quel pallone poggiato lì come capita prima di una partita, il protagonista silenzioso di una mattinata che Poli, poco più di duemila anime sui Monti Prenestini, in provincia di Roma, si porterà dietro per un po’.
E’ stato inaugurato lo Stadio Comunale, un’opera da oltre un milione e 35 mila euro, resa possibile grazie alla collaborazione con la Città Metropolitana di Roma Capitale e finanziata attraverso il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, nell’ambito del progetto Piani Urbani Integrali (PUI) “Poli di Sport, Benessere, Disabilità”, sostenuto dall’Unione Europea con NextGenerationEU.
Alla cerimonia c’erano tutti. Il vicesindaco metropolitano Pierluigi Sanna, il sindaco Federico Mariani, l’assessore ai lavori pubblici Nando Cascioli, la vicesindaca Barbara Cascioli, Don Ciro, parroco della Chiesa di San Pietro Apostolo, insieme ai progettisti, al settore tecnico comunale, alle imprese esecutrici, ai Carabinieri e alla Protezione Civile.
C’era anche la Nuova Spes Poli, fresca di Promozione, con squadra e dirigenza. Il mister Simone D’Agostini, il presidente Marco D’Offizzi, affiancato dal vicepresidente Orlando Simone, il direttore generale Luigi Liberati e il direttore sportivo Luca Cascioli, con il supporto di Nicola Cascioli, oltre alla “Brigata Palloccò”.
Ma soprattutto c’erano i giovani, molti bambini e bambine. La generazione a cui quei fondi europei sono destinati.
Non si tratta di un semplice campo sportivo. La struttura assume la denominazione di stadio perché concepita come complesso più ampio. Comprende non solo il terreno di gioco, ma anche l’area dell’ex archivio destinata ad attività indoor e le doppie tribune coperte, che cambiano il volto dell’impianto e la sua funzione.
“È stato un percorso lungo, a volte difficile, che ha richiesto sacrifici a tutti”, ha esordito il sindaco Federico Mariani, parlando di un paese che “investe nei giovani, crede nello sport e non rinuncia a migliorarsi”.
Un progetto complesso, ha ribadito l’assessore Nando Cascioli, che ha elencato gli interventi realizzati. La sostituzione del vecchio manto erboso sintetico, ormai impraticabile, installato nel 2008, la copertura della tribuna centrale in legno lamellare, l’ammodernamento degli spogliatoi con 18 docce e spazi accessibili, un ambiente dedicato alle attività sociali, l’installazione dell’impianto fotovoltaico e un nuovo sistema di irrigazione.

Un dettaglio, spiegato dallo stesso Cascioli, chiarisce quanto anche un campo sintetico richieda manutenzione e attenzione. “L’irrigazione – ha spiegato – serve a evitare che il fondo raggiunga temperature troppo elevate, riducendo l’usura del materiale”.
Durante la cerimonia, Don Ciro ha letto un passo della Prima lettera ai Corinzi: “Correte in modo da conquistare il premio”. Ha citato il pugilato, la disciplina, la lotta che non “è come chi batte l’aria”. Una benedizione essenziale, senza concessioni alla retorica.
Poi c’era Pierluigi Sanna, che ha citato don Milani. “Fare parti uguali tra diseguali”. Ha parlato di barriere architettoniche da abbattere, di famiglie che non possono permettersi di sostenere i costi di un impianto sportivo, di Special Olympics ospitati a Colleferro. Ha una moglie, tre figlie e, quando gli impegni lo consentono, la mattina alle otto segue la messa. Quel giorno era anche in campagna elettorale a Colleferro, dove è sindaco uscente. Eppure era lì, a inaugurare uno stadio comunale in un paese che sulla carta è periferia di periferia, uno dei 121 comuni di “una provincia che – ha detto -contiene l’Italia intera”.
E in basso, mentre tutti guardavano il palco, quel pallone fermo sull’erba aspettava soltanto che qualcuno smettesse di parlare e cominciasse a calciarlo.











