Fin da bambino il mio rapporto con la fotografia è stato intenso, coinvolgente, forte. Non poteva essere diversamente, visto che mio padre era un fotografo dell’aeronautica. Con mia madre invece, mi sono appassionato ai racconti della sua gioventù, ai drammi della guerra vissuta in prima persona. Dall’incontro di queste due mie passioni ho iniziato a cercare, (oltre a quelle che avevo già) delle foto riguardanti Guidonia, che al di là dell’aspetto puramente tecnico e compositivo fossero in grado di raccontare una storia. Storie che riemergevano dai ricordi di amici e conoscenti e che spalancavano porte, facendo tornare alla luce ricordi e aneddoti che poi si espandevano in mille direzioni: dai volti dimenticati alle persone che si erano trasferite, alle tradizioni ormai perse, o alle memorie orali mai trascritte o registrate. Questo scavare negli archivi familiari alla ricerca di testimonianze è stato il momento più bello, ma anche il più difficile, perché i ricordi di chi li ha vissuti sono pochi e appannati, e le generazioni successive raramente conoscono gli avvenimenti passati.
E proprio questo continuo esplorare, questa curiosità così forte che continuava ad aumentare giorno dopo giorno, questa voglia di completare e approfondire, che mi ha portato, in seguito, a modificare il progetto che inizialmente doveva riguardare solo le immagini e le relative didascalie, e che invece mi ha portato tra le pagine polverose degli archivi comunali o in quelli più moderni e digitalizzati di giornali e ministeri, per poter arricchire, oltre alle foto, anche i testi di questo lavoro.

Perché “La parte mancante”? Perché Guidonia finora è stata raccontata sempre e solo allo stesso modo, senza maiapprofondire argomenti ritenuti “scomodi”, oppure considerati poco degni di essere ricordati, o cancellati inesorabilmente dal tempo che scorre veloce. Sono riuscito a parlare con molti dei nipoti delle persone decedute sotto i bombardamenti del 1943 e del 1944 e ricostruire gli ultimi istanti della loro vita, oppure con i parenti degli 11 cittadini guidoniani licenziati dal ministero della difesa e delle loro sofferenze familiari, quando nel 1952 vennero messi alla porta solo perché iscritti ai partiti di sinistra o alla camera del lavoro. Questo mi ha portato a rivisitare e a rileggere il patrimonio di esperienze umane, politiche, sociali e culturali vissute da quei guidoniani che a questa città così giovane hanno dato un’identità. Persone che lavorando spesso nell’ombra e attivandosi senza mai cercare le luci della ribalta, hanno acceso un fuoco, che almeno in parte, non si è mai spento. Da qui la volontà di devolvere un importante contributo a due Associazioni di volontariato, che di questi valori hanno fatto una ragione di vita: “Cieli Azzurri” e “Tam Tam Africa”. La loro forza, l’impegno, il cuore, la grazia, l’educazione che mettono in ogni attività di sostegno a chi soffre, a chi non deve e non può rimanere indietro, a chi non deve essere emarginato e trascurato, a chi lontano da noi vive tra guerre, senza scuole, senza acqua, senza assistenza sanitaria, credo debba in qualche modo essere sostenuta.
Tanti temi, tante persone, tante schegge, che portano in un’unica direzione, la ricerca di altre voci, proprio come una parte mancante. Consegnare uno sguardo inedito e diverso dai racconti convenzionali è stato il filo conduttore che mi ha animato fin dall’inizio.
La prima parte, quella storica e più vecchia è supportata da atti ufficiali, documentazioni inconfutabili, ritagli di giornale, fotografie d’archivio, mentre per ciò che riguarda gli anni più recenti è un libro in parte anche autobiografico, perché ci sono le mie idee, i miei ricordi, le mie passioni: la musica, la fotografia, il calcio, la politica, la memoria orale di amici e conoscenti. Ci sono i sogni, quell’assalto al cielo che da giovani ci sembrava di poter afferrare ad ogni passo, i racconti, gli episodi, gli aneddoti, le persone di quella parte di Guidonia del passato, a cui dobbiamo rispetto e memoria.
Ho cercato di tenere vivo, ostinatamente, un tempo che sta per andare perduto, il tempo dei genitori e dei nonni. Il tempo delle pellicole e delle immagini in bianco e nero, delle camere oscure e delle foto stampate, che partendo dai primi anni del ‘900 si ferma volutamente alla fine degli anni ’70 o poco oltre. Per questo l’ho sempre pensato senza colori e molto legato al passato, sperando, che in futuro, magari qualche giovane sfogliandolo, possa trovarci degli spunti interessanti per continuare a raccontare ancora Guidonia.
Io ci ho messo l’impegno, la voglia, la determinazione, il cuore e veramente tanta pazienza nel raccogliere il materiale e metterlo insieme, ma questo libro è di tutta la “mia” comunità, quella Guidonia aperta e sensibile, empatica e positiva, che è cresciuta e si è formata seguendo gli insegnamenti di coloro che dalle macerie e dalla devastazione della guerra sono riuscite ad indicarci la strada: quella della democrazia e della libertà. Al loro affetto, alla loro disponibilità e alla loro presenza costante va il mio GRAZIE più profondo.
Il libro è un omaggio alla Guidonia del passato, alla sua gente, a tutte le persone che provenienti dai luoghi più disparati si sono ritrovati qui a formare una comunità. In questo volume ci sono le foto e le testimonianze di quasi 70 anni di vita cittadina. Questa è la storia di chi non c’è più, ma è anche la storia di tutti noi, prima che il tempo, implacabile, spenga questo fuoco e la porti via per sempre.










