Dopo otto anni torna l’ipotesi di usare la ex cava di Colle Merulino come discarica di inerti. Il sito, vicino a Porta Neola e a luoghi storici e archeologici come Villa Adriana e il Castello di Passarano, ha grande valore geologico e culturale. Una sentenza del Consiglio di Stato ha annullato un precedente diniego, ma restano le condizioni per la tutela ambientale.
A pochi metri dall’arco di Porta Neola, probabilmente scavato in epoca romana nel banco di tufo sotto il quale transita la via Prenestina, si trova la ex cava, molto ampia, che rappresenta un unicum del territorio tiburtino-prenestino. Una cava che, geologicamente parlando, è interessantissima. Nella alta tagliata di fondo si può, con estrema chiarezza, leggere la stratigrafia dei depositi, di diverso colore, delle ere geologiche e delle colate laviche provenienti dalle eruzioni del Vulcano Albano. E’ però un luogo ghiotto quello situato al chilometro 24,700 della S.P. Polense per chi, senza minimamente preoccuparsi delle bellezze pregiate del territorio, intende lucrare sui rifiuti, di qualsiasi genere essi siano.
D’altronde il luogo è comodissimo, si trova a poco più di un chilometro dal casello di uscita di Tivoli della A 24, facilmente raggiungibile quindi ma va ricordato, all’inclita e al colto si diceva una volta, che a pochissima distanza ci sono il sito Unesco di Villa Adriana, il Castello di Passarano, i grandi ponti degli antichi acquedotti romani, il Borgo di San Vittorino, il Santuario dedicato alla Madonna di Fatima, greggi al pascolo, importanti aziende agricole. Non solo, nei pressi si trova una struttura sanitaria di notevoli dimensioni e praticamente a ridosso della cava, sono ancora conservati i resti archeologici di un ninfeo mentre in adiacenza scorrono l’Acquedotto Marcio di Acea ed il Fosso di San Vittorino.
La cava è sotto tiro da anni, già nel 2008 aveva visto l’approvazione da parte della Regione Lazio di un “Progetto di recupero ambientale” tramite terre da scavo provenienti dai cantieri della Metro B1, erano anche state allestite strutture atte a riceverle, poi mai utilizzate.

Le macerie di Amatrice
Nel 2018 la cava fu nuovamente oggetto di appetiti, era stata scelta, incredibilmente, per depositare le macerie di Amatrice derivanti dal tragico terremoto del 2016. In quell’occasione le reazioni della Amministrazione comunale di Tivoli guidata dal professor Proietti e della cittadinanza, memori della vicenda discarica del 2011 furono rilevanti. Si ricorda ancora la presenza, in una seduta della Commissione comunale ambiente, dell’allora Sindaco del comune umbro Sergio Pirozzi che si chiese per quale motivo le macerie di quel comune sarebbero dovute giungere nei pressi di Tivoli quando i siti di conferimento umbri erano già stati identificati. Delle macerie non si parlò più.
La Regione Lazio
Sembrava e si auspicava, che per la cava fosse arrivata la quiete. Le sue preziosità, in modo particolare il deposito delle Pozzolane rosse risalenti a circa 450.000 anni fa, ben descritte a pagina 68 del libro che nel 2011 la allora provincia di Roma aveva dedicato all’Agro romano antico, si auspicava avessero definitivamente allontanato i rifiuti, di qualsiasi tipologia essi fossero stati. La Direzione Regionale “Politiche ambientali e ciclo integrato dei rifiuti”, con le determinazioni G00449 e G00450, del 21 gennaio 2021, aveva dichiarato conclusa negativamente la “conferenza dei servizi per il rinnovo dei Decreti 20/ 21/2008 alla società proponente di allora”.
Le sentenze
Non è così, era stato presentato da una nuova società, la GM Pozzolana, un ricorso che il TAR del Lazio aveva respinto. Il successivo ricorso al Consiglio di Stato è stato invece accolto con la sentenza 7532/2025 che ha annullato il provvedimento del tribunale amministrativo per difetto di istruttoria. Evidentemente non erano state ritenute probanti le relazioni depositate da Roma Capitale, Ministero della Cultura e Autorità di Bacino per cui, come riporta la sentenza, “Il ricorso in appello va quindi accolto e per l’effetto, il provvedimento impugnato deve essere annullato, in quanto viziato da eccesso di potere, in relazione al dedotto profilo di difetto di istruttoria, facendo tuttavia salvi i successivi provvedimenti della amministrazione, nei quali potranno essere individuate dalle amministrazioni interessate, secondo le rispettive competenze, le prescrizioni e le condizioni necessarie a rendere la prosecuzione delle attività svolta dalla società appellante compatibile con le esigenze di tutela ambientale e dei vincoli gravanti, a vario titolo, sull’area in questione.”
Le conseguenze
Se il ricorso ha avuto esito positivo, per quanto riguarda l’annullamento del diniego dovuto a difetto di istruttoria ed eccesso di potere, restano immutate le condizioni e le prescrizioni affinché nella cava si possano conferire i rifiuti inerti, precisa la sentenza. Dovranno essere quindi gli stessi Enti a definire meglio e precisare le condizioni per le quali nella cava di Colle Merulino non può essere smaltita nessuna tipologia di rifiuti. Lo affermano anche alcuni pareri sulla sentenza apparsi su riviste specializzate in Diritto legale.
I Comuni di Roma e Tivoli
È un punto cruciale e per stimolare rapide, nuove e più precise prescrizioni e condizioni da parte degli uffici competenti di Roma Capitale, Ministero della Cultura e Autorità di Bacino l’Amministrazione comunale tiburtina più direttamente interessata e quella romana, dovranno attivarsi in modo rapidissimo per evitare che, una qualche interpretazione di comodo, possa far ipotizzare un eventuale avvio del conferimento di rifiuti. Ai cittadini, che già in passato si sono attivati per difendere l’Agro romano antico, il compito di vigilare e segnalare nuovamente.
Gianni Innocenti










