Guidonia Montecelio compare nell’inchiesta più importante degli ultimi anni sul traffico illecito di rifiuti industriali nel centro-sud Italia. L’operazione Erebus, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, ha portato il 27 maggio a 19 misure cautelari in sei province: tra le quindici aziende coinvolte nella filiera criminale figurano anche due società con sede legale nell’area di Castell’Arcione, in via dei Faggi — la San Eco Recuperi Srl di Gino Lori e la Green Eco Srl, il cui amministratore unico è il figlio Giorgio Lori.
A detta degli inquirenti, il meccanismo illecito era semplice era semplice: i rifiuti speciali non recuperabili prodotti dall’impianto di Guidonia venivano classificati con codici EER falsi, così da sembrare conformi alle norme sul recupero. I carichi, affidati a trasportatori non autorizzati, finivano invece abbandonati in capannoni dismessi, terreni agricoli e uliveti del Tavoliere delle Puglie e del Parco dell’Alta Murgia, poi dati alle fiamme nelle ore notturne. Le indagini — condotte dai Carabinieri del NOE tramite intercettazioni, videoriprese e sistemi di tracciamento — hanno documentato almeno dieci viaggi tra la provincia di Roma e la Puglia tra il dicembre 2022 e il febbraio 2023, per profitti illeciti stimati in circa 2,5 milioni di euro.
Il Gip del Tribunale di Bari Ilaria Casu ha firmato un’ordinanza di quasi 500 pagine: sei arresti domiciliari, sette obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria, sei interdizioni dall’esercizio dell’attività imprenditoriale per un anno. La società di Guidonia rientra tra quelle colpite dal divieto. Sequestrate complessivamente dieci aziende, circa sessanta automezzi e beni per 2,5 milioni.










