Non è stato un concorso, ma un imbuto strettissimo che ha lasciato fuori il 98% dei partecipanti. I dati definitivi sull’esame nazionale per l’abilitazione delle guide turistiche, diffusi dall’agenzia Formez, descrivono un fallimento statistico che sta scuotendo il mondo dei beni culturali. Su 29.228 domande iniziali, sono stati 12.191 i candidati che si sono presentati alla prova scritta lo scorso novembre: di questi, appena 230 sono risultati idonei. Il dato è ancora più impressionante se letto in scala locale: a Cagliari i promossi sono stati solo 2, a Foggia 4. Un esito che trasforma quella che doveva essere una “svolta epocale” per il settore in un caso politico e giudiziario. La cronaca: un blocco lungo dodici anni L’Italia attendeva questa selezione dal 2013. Per oltre un decennio, a causa di riforme incompiute e vuoti normativi, l’accesso alla professione era rimasto congelato.
La legge 190/2023, varata per rispondere agli impegni del PNRR, doveva finalmente creare un’abilitazione unica nazionale. Ma la macchina organizzativa si è scontrata con un programma di studio definito dai candidati “enciclopedico e punitivo”. Le critiche: «Nozionismo contro professionalità»
Nel mirino delle associazioni di categoria, come il movimento “Mi Riconosci? Sono un professionista dei beni culturali”, c’è il cambio in corsa delle materie d’esame. Se inizialmente i temi erano sei (storia, arte, geografia, archeologia e diritto), a luglio un decreto ministeriale ha ristretto il campo a un elenco di 537 siti culturali specifici da conoscere nei minimi dettagli. «Si è preferito il nozionismo mnemonico alla reale competenza territoriale», lamentano gli attivisti. «Chiedere dettagli tecnici su siti a mille chilometri di distanza ignora la realtà di una professione che vive del legame con il proprio territorio».
Il paradosso è evidente: in un Paese che registra 130 milioni di arrivi turistici e che soffre di overtourism, avere solo 230 nuovi professionisti abilitati significa non poter gestire i flussi né valorizzare i borghi meno noti. Il fronte del “No” e la difesa del Ministero La ministra del Turismo, Daniela Santanchè, ha difeso la scelta di un esame «serio e rigoroso», respingendo le accuse di eccessiva selettività. Secondo il Ministero, il livello della prova garantisce l’eccellenza del sistema Italia nel mondo.
Ma il malcontento monta, alimentato anche da una recente iniziativa del Ministero che ha invitato le guide già abilitate a collaborare gratuitamente come content creator per la promozione digitale. «Ci chiedono di essere super-esperti per superare l’esame, ma poi il lavoro deve essere regalato in nome della visibilità», commentano amari i candidati esclusi. Verso i ricorsi Mentre il caso arriva in Parlamento con richieste di chiarimenti da parte delle opposizioni, migliaia di candidati si stanno organizzando su portali come Change.org per avviare ricorsi legali. Il rischio, per il settore, è che questo “grande filtro” finisca per alimentare l’abusivismo: senza nuovi tesserini ufficiali, la domanda turistica verrà inevitabilmente assorbita da figure non qualificate, vanificando gli sforzi di riforma degli ultimi anni.










