Il primo concorso nazionale per guide turistiche si chiude con numeri che stanno facendo discutere l’intero settore. Su oltre 12mila candidati che hanno effettivamente sostenuto la prova scritta, gli abilitati finali sono stati appena 222. Un dato che equivale a meno del 2% dei partecipanti e che ha acceso il confronto tra istituzioni, associazioni di categoria e operatori del turismo.
Le domande di partecipazione erano state quasi 30mila, segno di un forte interesse verso una professione considerata strategica in vista della continua crescita del turismo in Italia. Tuttavia, la selezione si è rivelata molto più dura del previsto: la grande maggioranza dei candidati è stata esclusa già alla prova scritta.
Il test prevedeva 80 domande da completare in 90 minuti e spaziava tra numerose discipline: storia dell’arte, archeologia, storia, geografia, diritto del turismo, normativa dei beni culturali e legislazione del patrimonio culturale. Molti partecipanti hanno definito la prova eccessivamente nozionistica e poco collegata alle competenze pratiche richieste dal lavoro quotidiano delle guide.
A rendere ancora più evidente il peso dello scritto è stato l’andamento delle prove successive. Chi è riuscito a superare il primo ostacolo ha infatti ottenuto quasi sempre anche l’abilitazione finale attraverso l’orale e la prova tecnico-pratica. Di fatto, il concorso si è deciso quasi interamente nei 90 minuti del questionario iniziale.
Il Ministero del Turismo ha difeso la rigidità della selezione, sostenendo la necessità di fissare standard professionali elevati e uniformi a livello nazionale, anche per contrastare il fenomeno dell’abusivismo. L’obiettivo dichiarato è costruire un sistema più qualificato e riconoscibile, capace di valorizzare il patrimonio culturale italiano attraverso professionisti preparati.
I nuovi abilitati entreranno nell’Elenco Nazionale delle Guide Turistiche, che oggi conta circa 14mila iscritti. Un numero che, secondo molte associazioni del settore, potrebbe però non bastare nei prossimi anni. Le previsioni parlano infatti di oltre 141 milioni di arrivi turistici in Italia nel 2026, con una domanda crescente soprattutto nelle città d’arte e nei grandi siti culturali.










