Oltre mille pagine (1.035 precisamente) di numeri, obiettivi e come raggiungerli per poi dare vita a quella finale: “Stiamo scrivendo una pagina importante del Lazio: finalmente la Regione è in condizione di chiudere il proprio ciclo dei rifiuti”. È il convincimento di Francesco Rocca dopo la presentazione, insieme all’assessore Fabrizio Ghera, del piano rifiuti del Lazio 2026/2031.
“L’obiettivo è chiudere il ciclo e fare in modo che non ci siano più questi viaggi della disperazione che trasportano i rifiuti in altre parti di Italia, se non all’estero. Basta con questo spreco di denaro pubblico”, ha sentenziato il presidente della Regione assicurando poi: “Non sarò ostaggio dei ‘Non nel mio giardino”, evocando la sindrome Nimby di tutti coloro i quali non vogliono impianti di rifiuti nel loro territorio.
Lotta senza quartiere ai ‘Nimby’ ma porte aperte al confronto: “Questo non è il piano rifiuti ma la delibera che avvia la discussione sul piano, perché il piano vero sarà quello adottato all’esito delle consultazioni perché questa è una procedura partecipata. Il Consiglio regionale sigillerà”. E questo avverrà “entro 6-8 mesi”.
Insomma tra l’autunno e il prossimo Natale la Regione Lazio avrà il suo nuovo piano e abbandonerà quello approvato nell’agosto del 2020 dall’allora Giunta Zingaretti: “Il fallimento della giunta precedente Leodori-Zingaretti sui rifiuti è stato evidente, tanto che ha richiesto l’intervento del governo con il commissariamento. Tutto quello che sta accadendo è il risultato di una politica fallimentare che c’è stata negli ultimi anni. Questa è una elementare verità e negarla è negare l’evidenza. Per carità, anche noi commetteremo degli errori e tra qualche anno ci verrà detto, ma questa è una fotografia della realtà che è innegabile. È dovuto intervenire il governo nazionale per porre rimedio all’emergenza rifiuti di Roma e il fatto che non fossero state sollecitate, così come noi abbiamo fatto, le province per individuare i siti scaricando tutto su Viterbo: questo è uno dei risultati della politica fallimentare precedente che su questo, davvero, ha lasciato macerie, o meglio rifiuti”.
Tra le novità del piano, oltre al lavoro in corso per qualificare come non più rifiuto il combustibile solido secondario di qualità che quindi potrà essere bruciato nei cementifici, anche l’aumento (da 1.000 a 1.500 metri) delle distanze minime dai luoghi sensibili per la realizzazione di termovalorizzatori.
Ma questo non inciderà in alcun modo sulla vicenda dell’impianto di Santa Palomba voluto dal commissario-sindaco Gualtieri: “Per gli impianti già autorizzati valgono le regole attuali e poi il piano potrà essere applicato solo una volta che entrerà in vigore”, ha detto Ghera.
Gruppo regionale del Partito Democratico
“L’Amministrazione Rocca ha aspettato oltre tre anni per presentare un piano fantasma sul ciclo dei rifiuti nel Lazio. Il provvedimento approvato in Giunta seguirà un iter procedurale lungo e sarà oggetto di un confronto politico complesso, è sicuro il presidente Rocca di aver fatto bene i conti? Un piano superficiale che di fatto rinuncia a qualsiasi gestione pubblica degli impianti, affidando ai privati la realizzazione e la gestione delle nuove discariche”. Così in una nota il Gruppo regionale del Partito Democratico. “La scelta di cancellare gli Egato e di passare da 6 a 2 ATO è semplicemente la rinuncia da parte della Regione di rendere realmente autonomo ogni territorio provinciale con la realizzazione di impianti di smaltimento di proprietà pubblica, condannando così Viterbo a essere ancora per diverso tempo l’unica discarica del Lazio. Con gli Egato sarebbe stato possibile affidare a una struttura pubblica sovracomunale il compito di individuare il fabbisogno degli impianti, la loro localizzazione e costruzione, superando la reticenza di molte amministrazioni locali. Mentre il Comune di Roma realizza tutti gli impianti di gestione dei rifiuti di proprietà pubblica, la Giunta Rocca, come per la sanità, si consegna agli operatori privati, rinunciando ad assumersi le proprie responsabilità politiche. Rocca ha il calendario fermo al 2023, ormai la legislatura è politicamente agli sgoccioli e il tempo delle promesse è finito”.










