Nell’ultimo Consiglio comunale del 25 maggio all’ordine del giorno era prevista l’approvazione della Mozione di indirizzo alla Società Terme Acque Albule SpA.
Tale mozione, in pratica, dava al Sindaco la delega per l’approvazione del Bilancio della società termale al 31 dicembre 2025, oltre a contenere le indicazioni strategiche del socio pubblico per un migliore posizionamento sul mercato.
In premessa, la mozione di indirizzo conteneva questo passaggio: Visto l’art. 38 dello Statuto Comunale, secondo il quale “Il Consiglio Comunale fissa con propria deliberazione gli indirizzi per la partecipazione alla gestione della società, delegando alla loro attuazione il Sindaco. Il bilancio della società deve essere trasmesso per conoscenza ai consiglieri comunali e nella deliberazione di approvazione degli indirizzi per la gestione il consiglio comunale formula eventuali osservazioni e delega il sindaco alla partecipazione all’assemblea degli azionisti ed all’approvazione dello stesso”.
Già, ma il bilancio non era allegato alla Mozione né lo stesso era stato inviato ai singoli Consiglieri comunali. Problema procedurale immediatamente sollevato dall’Opposizione.
Il Segretario Generale, interpellato, ha sostenuto che il Regolamento non contiene una specifica indicazione di merito e che, poiché si stava discutendo una Mozione, e non lo schema di Bilancio ai fini della sua approvazione, il problema di natura procedurale non aveva ragione di esistere.
A questo punto il Presidente ha invitato l’Aula ad esprimersi con una votazione sulla regolarità del successivo proseguimento dei lavori. La maggioranza ha votato a favore e l’opposizione, ovviamente, contro.
La democrazia istituzionale è salva?
Avanziamo seri dubbi sulla procedibilità votata dalla maggioranza e anche seri dubbi sull’interpretazione data dal Segretario Generale.
Innanzitutto, proprio la Mozione nelle sue promesse ricordava l’art. 38 del Regolamento comunale. Poi, quella in discussione non era una semplice mozione ma in essa c’era la delega al Sindaco per recarsi in Assemblea dei soci e votare a favore dell’approvazione del Bilancio societario.
- Primo impedimento: il Bilancio non è stato inviato a tutti i Consiglieri come prevede il Regolamento.
- Seconda questione: il Consiglio comunale non approva lo schema di bilancio della società partecipata perché non rientra nelle sue prerogative.
- Terzo elemento: la mozione conteneva la delega al Sindaco per l’approvazione del bilancio.
Ultima riflessione specifica: come può il Consiglio comunale nella sua interezza delegare il Sindaco ad approvare un Bilancio che non conosce? Inoltre, come può il Consiglio comunale approvare una mozione contente le indicazioni strategiche del socio di maggioranza, cioè il Comune di Tivoli, finalizzate ad un migliore posizionamento della società sul mercato, anche nell’interesse dei soci, se non conosce i contenuti del Bilancio?
Ne derivano alcune risposte: Il Bilancio della società andava allegato perché questo prevede il regolamento e questo evidenzia il buon senso; la conoscenza dei singoli Consiglieri sui fatti economico-finanziari della società termale era basilare per consentire la votazione della mozione presentata dalla maggioranza; non era possibile dare al Sindaco la delega per l’approvazione del Bilancio della partecipata senza che i Consiglieri conoscessero proprio quel bilancio.
Poi ci sono le domande: I Consiglieri di maggioranza cosa hanno votato visto che non erano a conoscenza dei dati del bilancio societario? Come è stato possibile affermare che, poiché trattavasi di mozione e non di approvazione dello schema di bilancio, non c’erano impedimenti procedurali? Il Sindaco, smosso dal suo torpore strapaesanamente identitario, ha capito qualcosa di ciò che è successo visto che proprio lui dovrebbe essere il garante della trasparenza degli atti amministrativi?
Ciascuno può rispondere a tali domande, persino il Sindaco.
L’Opposizione ha abbandonato l’aula come segno di protesta verso questa gestione raffazzonata e autoritaria della procedura. Al rientro ha minacciato il ricorso alle autorità giurisdizionalmente competenti. Sta di fatto che in 14 minuti la maggioranza ha liquidato la pratica registrando due soli interventi di tipo giaculatorio, quindi inutili, senza alcuna voce critica nel merito.
È stata corretta la decisione dell’Opposizione di abbandonare l’aula?
Chi scrive ha i soliti dubbi che nascono dall’applicazione del pensiero critico. Sta di fatto che in 14 minuti di giaculatoria il centro destra ha archiviato una questione così importante e strategica per la Città e per la società partecipata.
Vedremo ciò che accadrà. In realtà fino ad ora (alla data dell’andata in stampa) nulla è accaduto: l’opposizione, cioè, non ha presentato una specifica richiesta presso la Corte dei conti, il TAR e nemmeno il Prefetto. Ed allora a cosa è servito l’abbandono dell’Aula? Una forma di protesta? Verso chi e per cosa? Sono sufficienti i comunicati stampa diffusi nel merito?
In Politica, se alle prese di posizione pubbliche di una tale rilevanza non si fanno seguire atti concreti e passaggi rilevanti dal punto di vista della trasparenza e della responsabilità amministrativa, si rischia di fare una pessima figura.
In ogni caso ciò che si è rilevato è stato: la maggioranza ha approvato in 14 minuti la propria mozione e in Aula nessuno si è alzato per contestarne gli indirizzi, né tanto meno per chiedere ai rappresentanti della società presenti alcune delucidazioni che sembrerebbero necessarie e che la relazione illustrativa diffusa non accenna minimamente a risolvere.
Non ci sembra un grande risultato politico!
La Mozione
I punti contenuti nel documento del centro destra sembrano un po’ mosci, nel senso che tutto sono tranne che indirizzi strategici basati sulla lettura e la conoscenza dei dati di Bilancio. Soprattutto, non proiettano la società nel futuro, ma si limitano a registrarne il presente con valutazioni di basso profilo.
Resta il grande input partorito dal centro destra: bisogna privatizzare completamente la società. Sono due anni che lo ripetono e fino ad ora non si è andati oltre la dichiarazione di principio.
Perché? In che modo? Con chi? Per quali prospettive? Che tipo di rapporto con l’attuale socio che comunque ha un diritto di prelazione? Quando ne hanno discusso le competenti Commissioni consiliari? Quando ci si è confrontati in Consiglio comunale su una scelta così dirompente?
Visto il precedente del Bilancio fantasma e le decisioni assunte nel merito dalla maggioranza riteniamo che anche su questa vicenda assisteremo al solito pressapochismo decisionista di chi illumina le nostre stanche menti ricordandoci che il fare è migliore del pensare e che, in fondo, la democrazia e il rispetto delle regole istituzionali sono semplici orpelli capaci solo di infastidire chi deve agire in nome e per conto di una comunità e di una Istituzione prive di vigore e di spinte costruttive. Solita solfa dei poveri di spirito, insomma.
Torniamo alle premesse della mozione
“Considerato che i competenti organi consiliari hanno avuto modo di esaminare la documentazione relativa al bilancio della società partecipata; Preso atto della proposta di bilancio 2025 delle Terme Acque Albule Spa” …
C’è scritto proprio questo!
Poi la decisione di andare avanti nella procedura e, quindi, nella votazione finale avendo appreso, ma già lo sapevano, che in effetti il Bilancio mai era stato distribuito e che mai i Consiglieri lo avevano esaminato. Quindi di cosa avrebbero preso atto coloro che hanno votato una tale squinternata mozione?
Domanda etica: i tiburtini cosa se ne fanno di Consiglieri comunali che alzano la mano solo per spirito di appartenenza e che votano sul futuro di una risorsa così strategica senza conoscere le motivazioni da cui scaturisce la loro approvazione in aula?
Ciascuno può rispondere, compreso il Sindaco!
Gli altri punti
- Assumere un ruolo maggiormente attivo nella partecipazione, quale socio fondatore, alla DMO Tivoli e Valle dell’Aniene, al fine di valorizzare l’offerta turistica termale integrata nel sistema territoriale;
- Valutare le opportune collaborazioni con il sistema delle Pro Loco locali;
- Compatibilmente con una generale politica di ottimizzazione dei costi, proseguire nell’offerta di abbonamenti agevolati per i residenti e i gruppi familiari con proposte legate al numero di ingressi;
- Proseguire con il processo di collaborazione con tutte le scuole in grado di fornire personale preparato nel settore della ricettività e del benessere con particolare riferimento alla società partecipata Tivoli Forma srl;
- Valutare ogni azione possibile al fine di creare una maggior sinergia tra le società Terme Acque Albule Spa e gli eventi culturali del territorio comunale e di Tivoli Terme in particolare valutando di integrare parte del parco termale (quella che può essere fruita in sicurezza) al tessuto urbano di Tivoli Terme;
- Adottare ogni iniziativa per rendere possibile la celebrazione dei matrimoni civili presso le Terme Acque Albule come previsto dall’attuale Regolamento Comunale;
- Dare seguito integrale al già citato Piano di sviluppo presentato nell’agosto del 2023 con particolare riferimento all’ambito wellness, sanitario ed assistenziale nell’ottica di garantire alla società margini di crescita economica e contestualmente ampliare la quantità e la qualità dei servizi offerti alla collettività oltreché favorire un incremento dei livelli occupazionali:
- L’Amministrazione auspica una concreta valorizzazione delle Aree inserite nel PRUSST così come previsto nel piano industriale presentato ad agosto 2023 e invita la società ad avviare il relativo procedimento urbanistico e a valutare altresì l’eventuale futuro riallineamento dei valori contabili inseriti in bilancio per i cespiti in oggetto:
- Procedere alla valorizzazione dell’immobile denominato “ex Bar paradiso”.
Ce ne sono altri, però questi sono i principali (quindi figuriamoci cosa possano essere quelli non citati).
Dunque, per la maggioranza il futuro delle Terme si gioca tutto sull’incremento delle cerimonie per i matrimoni civili, la collaborazione con le Pro Loco, su un diverso ruolo all’interno della DMO, garantire sconti ai residenti nel comune di Tivoli, collaborare con Tivoli Forma.
Poi c’è l’affondo: dare seguito al piano industriale del 2023, valorizzare le aree inserite nel PRUSST valutando il futuro allineamento dei nuovi valori contabili (in realtà sarebbero patrimoniali) in bilancio e valorizzare il Bar Paradiso.
La questione DMO è paradossale: lì il Comune di Tivoli è Ente capofila per Statuto. La Società Termale è partecipata al 60% dal Comune di Tivoli e nella DMO quest’ultima dovrebbe esercitare un ruolo più incisivo nell’assenza totale di indicazioni da parte del Comune che, all’opposto, dovrebbe valorizzarla sostanziandone ruolo, funzione e obiettivi.
Le Aree PRUSST e la loro valorizzazione: qua c’è un elemento più concreto. A parte che valorizzare quelle aree significa anche affrontare dei costi (anche fiscali) d’una certa importanza che andrebbero a comprimere l’andamento del conto economico, c’è da dire che la smania della privatizzazione potrebbe aver suggerito alla maggioranza che una conseguente lievitazione dei valori patrimoniali potrebbe in qualche modo dare maggiore consistenza al prezzo di vendita della quota comunale. Tutto da verificare e niente da programmare con una tale assoluta precisione. In realtà potrebbe accadere persino il contrario. Potremmo spiegarlo, non in questa sede, agli strateghi del centro destra.
Cosa avrebbe dovuto dire l’Amministrazione?
Chi scrive ha letto il Bilancio della società termale, l’intero impianto compresa la relazione illustrativa diffusa in aula. Questo per un semplice motivo: per alzare la mano o per scrivere c’è bisogno prima di conoscere. Senza conoscenza non si potrebbe alzare la mano né scrivere.
La società segnala che la spirale inflazionistica ha fatto lievitare i costi dell’energia e dei prodotti alimentari, rappresentando un rischio per la marginalità futura se non gestito correttamente. Una parte significativa dell’equilibrio finanziario dipende dalla commercializzazione delle unità immobiliari rimaste in magazzino. Gli amministratori stessi sottolineano la necessità di una strategia di vendita efficace per finanziare la gestione ordinaria e straordinaria. Vi è un parziale squilibrio determinato dal notevole peso dello stock di immobili destinati alla vendita all’interno del capitale circolante. Sebbene questi beni siano tipologicamente assimilabili a investimenti non correnti, pesano sulla liquidità corrente finché non vengono realizzati. Nonostante il calo del debito, gli oneri finanziari restano rilevanti (€ 268.996 nel 2025, + 57.000 sul 24), sebbene in parte mitigati da operazioni di copertura (SWAP) che mantengono costante l’onere.
Le rimanenze nell’attivo circolante sono composte dalle residue unità delle Palazzine A e B. Il loro valore è sceso da € 4.270.988 (2024) a € 3.309.612 (2025) grazie alle vendite effettuate. Ed è qui che gli amministratori rilevano un “parziale squilibrio” dovuto al fatto che questi immobili, pur essendo tecnicamente “attivo circolante”, hanno caratteristiche fisiche e tempi di realizzo tipici di investimenti non correnti. La società, pertanto, deve mantenere una strategia di commercializzazione efficace, poiché queste risorse sono fondamentali per finanziare la gestione corrente e gli investimenti straordinari, riducendo la dipendenza dal debito bancario. Di conseguenza, la trasformazione di questi immobili in liquidità è la strategia primaria per mantenere l’equilibrio finanziario e sostenere gli investimenti futuri (come la nuova SPA). Il core business termale è redditizio e copre gli impegni finanziari ordinari, ma la vendita delle palazzine è la leva essenziale che permette alla società di avere un’ampia disponibilità di cassa e finanziare i propri piani di sviluppo senza appesantire ulteriormente il debito bancario.
Nel 2025, le disponibilità liquide della società sono aumentate di circa 1 milione di euro, passando da € 4.433.858 a € 5.483.622. Questo incremento riflette quasi esattamente il valore degli immobili venduti nello stesso anno, confermando che il surplus di cassa deriva principalmente dal realizzo del patrimonio immobiliare. L’utile netto è passato dai € 315.242 del 2024 ai € 676.889 del 2025. Questo raddoppio della redditività coincide con un’accelerazione delle vendite immobiliari: il valore delle case “uscite” dal magazzino è passato da € 538.901 nel 2024 a € 961.376 nel 2025. Senza l’apporto dei margini generati da queste vendite, l’utile finale sarebbe stato decisamente più contenuto.
In sintesi, mentre il core business (terme e hotel) genera il volume d’affari principale (€ 9,6 milioni di ricavi nel 2025), la vendita delle palazzine funge da vero e proprio “polmone finanziario” che garantisce i margini di profitto necessari e la stabilità monetaria richiesta per lo sviluppo futuro.
Le note integrative agli esercizi 2024 e 2025 sono molto chiare su questo punto e definiscono la vendita degli immobili come “necessaria” per poter “utilizzare le risorse per finanziare la gestione corrente e straordinaria”. Questa ammissione suggerisce che il solo core business (terme e hotel), pur generando flussi di cassa, non sarebbe sufficiente a coprire integralmente tutti i costi operativi, gli ammortamenti e gli oneri finanziari, garantendo al contempo un utile. I documenti rimarcano che i flussi della gestione caratteristica (le terme) sono bastati a coprire il servizio del debito (pagamento degli interessi bancari). Tuttavia, la liquidità reale e la capacità di fare investimenti (come la nuova SPA) dipendono direttamente dal realizzo del patrimonio immobiliare.
Nel 2025, la società ha “consumato” rimanenze immobiliari per un valore contabile di € 961.376. Questo valore, sottratto dai ricavi, indica che il volume d’affari immobiliare è stato superiore al milione di euro. Se consideriamo che l’EBIT è cresciuto di circa € 480.000 rispetto al 2024 (anno in cui le vendite immobiliari furono minori), si deduce che quasi il 40% del margine operativo attuale deriva dal settore immobiliare.
Il peso delle palazzine e il core business aziendale
Senza la vendita delle palazzine, il Valore della Produzione reale del solo business termale/alberghiero scenderebbe a circa € 8,2 – 8,3 milioni. I costi di produzione (€ 7,56M), pur essendo stabili, peserebbero molto di più sulla marginalità netta. Se la società non avesse venduto una parte delle palazzine nel 2025, l’utile netto finale sarebbe crollato dai € 676.889 ufficiali a una cifra stimata di circa € 370.000 – € 380.000, con una riduzione di circa il 45%.
La società avrebbe comunque chiuso in utile, ma il risultato sarebbe stato appena sufficiente a coprire i costi finanziari (€ 268.996) e gli ammortamenti, lasciando pochissimo spazio per l’autofinanziamento degli investimenti futuri come la nuova SPA. La liquidità di cassa, che è aumentata di circa 1 milione nel 2025, sarebbe rimasta sostanzialmente invariata, poiché l’incremento monetario coincide quasi perfettamente con il valore del magazzino immobiliare realizzato nell’anno.
Il piano industriale
Al 31/12/2025, la società presenta debiti esigibili entro l’esercizio successivo per € 1.661.803. Considerando che il MOL del 2025 (EBIT + ammortamenti) è di circa € 2,6 milioni, la quota di debito da rimborsare assorbe una parte vastissima della ricchezza generata, rendendo la vendita del patrimonio immobiliare l’unica vera fonte di “ossigeno” finanziario per nuovi progetti.
Per la realizzazione del piano industriale, la società ha dovuto comunque contrarre un nuovo mutuo di € 4.450.000 nel dicembre 2024, a riprova del fatto che i margini generati internamente non sono bastanti a coprire gli investimenti strutturali. Mentre il mutuo BCC fornisce il “capitale iniziale” per la nuova SPA, la vendita delle palazzine fornisce l'”ossigeno economico e monetario” necessario per rimborsare quel debito e sostenere l’intera struttura aziendale durante la fase di espansione, evitando che il core business termale venga eccessivamente stressato dai costi finanziari. Nel 2025 la società ha pagato solo la quota interessi, motivo per cui il debito residuo al 31/12/2025 è rimasto quasi intatto (€ 4.417.329). Nel 2026 è iniziato il rimborso della quota capitale, rendendo la rata mensile significativamente più onerosa.
Il 2026 rappresenta il “banco di prova” per Acque Albule SPA: con l’inizio del rimborso del capitale del mutuo BCC e la prosecuzione dei lavori della SPA, la velocità di vendita delle unità immobiliari rimaste (valutate € 3,3 milioni al 31/12/2025) sarà il fattore determinante per evitare tensioni di cassa e garantire il successo del piano industriale. In sostanza, la vendita delle palazzine serve a comprare tempo per permettere al core business di trasformarsi e diventare finalmente autonomo e profittevole grazie ai nuovi investimenti.
La nuova SPA
La documentazione conferma esplicitamente che la nuova SPA sarà operativa nel corso del 2026. Nello specifico i lavori per la realizzazione della struttura sono iniziati nel mese di marzo 2025 e la previsione ufficiale per l’ultimazione dei lavori è fissata entro il mese di aprile 2026.
Sulla base dei documenti analizzati, è possibile fornire una verifica puntuale riguardante le tempistiche della nuova SPA e la documentazione relativa ai ricavi previsti con la conferma che l’apertura e l’operatività della nuova struttura sono previste per l’anno 2026. Il cantiere per la realizzazione della nuova SPA è stato aperto nel mese di marzo 2025. La nota integrativa indica esplicitamente che l’ultimazione delle opere è prevista entro il mese di aprile 2026.
La documentazione attesta l’esistenza di un “piano industriale” organico. Questo documento è stato fondamentale per ottenere il finanziamento da € 4.450.000 erogato dalla BCC di Roma / Iccrea, le cui risorse sono svincolabili proprio a fronte della dimostrazione delle spese legate a tale piano.
Sebbene il piano sia citato come base per la strategia aziendale, i dettagli analitici dei ricavi previsti (proiezioni numeriche anno per anno) non sono presenti nei bilanci o nelle note integrative fornite, in quanto questi documenti sono redatti in forma abbreviata e si concentrano sulla rendicontazione dei dati storici. In assenza di flussi immediati dalla nuova SPA, i documenti sottolineano che la garanzia finanziaria per sostenere la gestione e gli investimenti deriva dalla commercializzazione delle Palazzine A e B. Questa attività è definita “necessaria” per utilizzare le risorse immobiliari a finanziamento della gestione straordinaria (gli investimenti).
Gli organi di controllo (Revisore e Collegio Sindacale) hanno preso atto di questo programma senza sollevare rilievi o dubbi sulla fattibilità tecnica del cronoprogramma. L’assenza di accantonamenti specifici o della capitalizzazione dei costi di avvio per la nuova SPA nelle fonti analizzate appare tecnicamente corretta e coerente con la strategia finanziaria descrittiva nei bilanci 2024 e 2025.
Invece di una riserva nominale nel patrimonio netto, la società dispone di una riserva monetaria effettiva. Infatti, al 31/12/2025, le disponibilità liquide ammontano a € 5.483.622. Questa liquidità, alimentata dalla vendita delle palazzine (circa 1 milione di euro realizzati nel solo 2025), è indicata dagli amministratori come lo strumento per finanziare la gestione straordinaria (quindi anche l’avvio della SPA) senza necessità di ulteriori accantonamenti formali. La plausibilità di questo assetto è confermata dal giudizio positivo e senza rilievi espresso sia dal Revisore Legale che dal Collegio Sindacale. In sintesi, la società sta gestendo i costi della nuova SPA con un approccio di cassa (usando il mutuo e i proventi delle vendite immobiliari) piuttosto che con un approccio di riserve contabili, una pratica assolutamente normale per aziende che hanno asset immobiliari da monetizzare.
Poiché il mutuo BCC stanziato per il piano industriale (al netto dell’estinzione del debito Intesa) è di circa € 4,1 milioni, e i lavori devono terminare entro aprile 2026, la società dovrebbe effettivamente certificare e pagare circa € 3,4 – 3,5 milioni di euro in soli 4 mesi. Questa dinamica suggerisce che nel 2025 siano state eseguite solo le opere preliminari o strutturali, e che il grosso della fatturazione (finiture, macchinari termali costosi, arredi) sia concentrato nella fase finale, portando a un’impennata dei flussi in uscita a inizio 2026. Finanziare la SPA interamente con un mutuo permette alla società di non toccare i propri soldi, lasciando intatta la liquidità per altri scopi (gestione corrente, stipendi, manutenzioni).
La società sta usando il mutuo BCC come un “binario dedicato” solo per la SPA, proteggendo i 5 milioni di cassa (derivati dalle vendite delle palazzine) per usarli come paracadute per la gestione corrente e per eventuali imprevisti. In pratica, non vogliono “svuotare” la cassa per costruire la SPA, preferendo pagare gli interessi alla banca.
Gli amministratori, tuttavia, dichiarano che la vendita delle palazzine è “necessaria” per finanziare la gestione straordinaria (gli investimenti). Questo implica che non c’è ancora la certezza che la nuova SPA, una volta operativa nel 2026, generi immediatamente flussi tali da rimborsare i debiti. Accumulare liquidità oggi significa prepararsi a un periodo di transizione in cui la SPA sarà un costo (ammortamenti e start-up) prima di diventare un ricavo.
Poi c’è un aspetto significativo: il Socio Privato, pur avendo la minoranza (40%), è il soggetto che si fa carico di garantire una parte del debito della società verso le banche. La documentazione analizzata cita garanzie rilasciate da Fincres a favore di Intesa San Paolo (€ 1.000.000), Banca Centro Lazio (€ 150.000) e BCC di Roma (€ 600.000).
I contenuti che la mozione di maggioranza ha evitato
A fronte di questa analisi sintetizzata, molto probabilmente un’Amministrazione più attenta avrebbe dovuto evidenziare l’esigenza di rispettare in maniera rigorosa il termine di ultimazione dei lavori fissato per aprile 2026, chiedendo all’organo amministrativo di garantire che l’apertura operativa della nuova SPA avvenga nei tempi previsti per permettere la generazione di nuovi flussi di cassa, necessari a coprire le rate del mutuo il cui pre-ammortamento è terminato a novembre 2025.
Inoltre, valutando che l’equilibrio finanziario attuale dipende ancora in misura determinante dalla vendita delle unità immobiliari (Palazzine A e B), il cui valore residuo in magazzino è di € 3.309.612, il socio pubblico di maggioranza relativa avrebbe dovuto chiedere alla società di procedere con la commercializzazione accelerata delle unità rimanenti per trasformare questi asset “pesanti” in liquidità immediata. Questo “polmone finanziario” è essenziale per sostenere la gestione straordinaria e il servizio del debito durante la fase di avvio della SPA.
Sarebbe stato utile che Il Comune avesse espresso preoccupazione per lo “squilibrio parziale” rilevato nelle fonti di finanziamento e per il sensibile aumento dei debiti esigibili entro l’anno successivo, saliti a € 1.661.803. Per tale motivo appare prioritario ridurre la dipendenza dal debito bancario a breve termine e migliorare la marginalità del core business (terme e hotel), affinché la gestione operativa sia in grado, entro il 2027, di coprire autonomamente gli oneri finanziari e i rimborsi di capitale, al di là dell’utilizzo del patrimonio immobiliare.
Per quanto concerne il monitoraggio dei costi e start-up si sarebbe potuto rilevare la scelta prudente di non patrimonializzare i costi di impianto e ampliamento. Per il 2026, anno di avvio della SPA, la società dovrà monitorare con estremo rigore i costi di produzione e i servizi, evitando che le spese di start-up e i rincari energetici (già evidenziati come fattore di rischio) compromettano l’utile d’esercizio.
Dall’analisi della mozione d’indirizzo e dal confronto con i dati contabili del bilancio 2025, è possibile confermare che la maggioranza politica non sembra aver recepito la reale situazione dello scenario finanziario della società, confermando l’impressione di una visione focalizzata su aspetti promozionali a discapito della stabilità strutturale che, invece, i vertici aziendali sembrano aver ben compreso.
Insomma, in 14 minuti questi speedy gonzales applicati alla politica hanno capito e risolto tutto senza aver nemmeno letto il Bilancio della società. Però ci hanno spiegato che aumentando i matrimoni civili, collaborando con le Pro Loco e valorizzando il Bar Paradiso il posizionamento della società termale sarà migliore dell’attuale, in attesa che ci spieghino perché, come e quando la società verrà completamente privatizzata. Nel frattempo il Sindaco decisionista e cultore del fare (non serve il pensare) ha inviato una PEC agli attuali Amministratori della società chiedendone le dimissioni al fine di poter avere due ulteriori caselle per puntellare una maggioranza che si regge solo sulle poltrone, non certo sulla conoscenza dei contenuti degli atti amministrativi e sulla visione di Città. Alla fine bastano quattro nastri tagliati, un paio di cerimonie paesane e pseudo identitarie, una sfilata e qualche seggia per dare significato e sostanza al governo della nostra Città.
PS
A chi scrive viene un dubbio: siamo proprio sicuri che la richiesta di applicare una scontistica rilevante per i residenti nel Comune di Tivoli sia rispettosa delle Direttive europee su Aiuti di Stato e concorrenza? Il diritto europeo è molto severo su questo punto: non si può imporre a una società commerciale di erogare agevolazioni “sociali” senza che vi sia un chiaro obbligo di servizio pubblico (SIEG) supportato da risorse pubbliche, proprio per evitare che la fiscalità generale venga utilizzata in modo occulto per sussidiare servizi che dovrebbero essere gestiti in modo efficiente sul mercato. Ma il SIEG presuppone un dato: il Comune dovrebbe compensare con interventi diretti i mancati incassi connessi con la scontistica richiesta addirittura nella Mozione di indirizzo. C’è tutto un mondo dietro una semplice, inutile e elementare mozione come quella approvata al buio dai Consiglieri di maggioranza sul tema delle terme. Ciascuno può dare le proprie interpretazioni al riguardo, persino il Sindaco!
Antonio Picarazzi










