TIVOLI – Niente antenna 5G in via Sandro Pertini. Con la Determinazione Dirigenziale n. 147 del 16 gennaio 2026, il Comune di Tivoli ha chiuso con esito negativo la Conferenza di Servizi sulla richiesta presentata da INWIT S.p.A. per la realizzazione di un impianto di telecomunicazioni su cui sarebbero stati ospitati anche gli apparati del gestore Vodafone, nell’ambito del progetto PNRR – Italia 5G.
Decisivo il parere della Soprintendenza
A determinare lo stop è stato il parere negativo del Ministero della Cultura – Soprintendenza Speciale per il PNRR, che ha ritenuto l’intervento incompatibile con la tutela paesaggistica dell’area. La zona interessata, infatti, è sottoposta a più vincoli, tra cui quello paesaggistico, ed è inserita in un contesto di particolare valore storico e panoramico.
Secondo la Soprintendenza, l’antenna – per localizzazione, dimensioni e impatto visivo – si sarebbe inserita come elemento dominante nel paesaggio tiburtino, compromettendo la percezione visiva dell’area, già riconosciuta di notevole interesse pubblico.
Nel corso dell’istruttoria, avviata nell’agosto 2025 tramite lo Sportello Unico per le Attività Produttive (SUAP), ARPA Lazio aveva espresso parere favorevole in merito al rispetto dei limiti di esposizione ai campi elettromagnetici. Parere positivo anche dal Settore Urbanistica del Comune di Tivoli, seppur con prescrizioni legate alla tutela ambientale e alla sicurezza.
Tuttavia, la presenza del dissenso dell’amministrazione preposta alla tutela del paesaggio ha impedito la conclusione positiva del procedimento.
Dopo il primo stop, INWIT aveva presentato una proposta rivista, prevedendo una riduzione dell’altezza del palo e ulteriori misure di mitigazione visiva, motivando anche l’impossibilità di una delocalizzazione per esigenze tecniche e per il rispetto degli obiettivi di copertura previsti dal bando PNRR.
Le modifiche sono state valutate nel corso di una riunione della Conferenza di Servizi tenutasi il 16 dicembre 2025, ma la Soprintendenza ha confermato il parere negativo, giudicando gli interventi migliorativi non sufficienti a superare le criticità paesaggistiche.
Il provvedimento potrà ora essere impugnato con ricorso al TAR entro 60 giorni o con ricorso straordinario al Capo dello Stato entro 120 giorni. In alternativa, la società proponente potrebbe presentare un nuovo progetto con una diversa localizzazione, come indicato dal Ministero della Cultura.










