Il Colosseo si riprende il suo spazio. Un progetto firmato dall’archistar milanese Stefano Boeri, e ideato dal Parco archeologico, restituisce il perimetro antico del monumento attraverso una nuova pavimentazione in travertino. Con la stessa pietra, rigorosamente proveniente da Tivoli, come quello usato dai romani per edificare l’Anfiteatro, sono stati allestiti dei blocchi rialzati che indicano la posizione esatta dei pilastri antichi che servivano per sostenere le arcate.
Siamo nella porzione meridionale, quella verso via Labicana, delimitata dagli speroni Stern e Valadier. È qui che, a causa del terreno alluvionale, a partire dal VI-VII secolo dopo Cristo il Colosseo ha subito cedimenti, crolli e spoliazioni. Per centinaia di anni questa porzione fu usata nei modi più diversi, anche come area di ricovero degli animali con stalle e recinti, finché i grandi restauri dell’Ottocento non l’hanno spianata, livellata e ricoperta di sampietrini. Così è arrivata fino a ora. Eppure, il fronte meridionale era quello da cui accedeva l’imperatore percorrendo gli ambulacri, era composto da pilastri e volte e raggiungeva i 50 metri di altezza, come sul versante settentrionale. La “sfida” raccolta da Boeri è stata di ricreare gli spazi mancanti. “Il senso- ha detto- è ridare a tutti la possibilità di percepire qual era l’estensione vera del Colosseo sul lato sud e quali erano anche le proporzioni. Da oggi per tutti è possibile entrare nello spazio pubblico che una volta era un interno, oggi è un esterno, ma che ha le proporzioni, le dimensioni e i materiali del Colosseo originario”.
L’attenzione ai materiali torna anche in quelli usati per la posa della nuova pavimentazione realizzati e brevettati dalla società Mapei attraverso una sponsorizzaazione da 1 milione di euro. Per rendere il lavoro sostenibile e reversibile, Mapei ha messo a punto un massetto e un adesivo specificamente formulati per il Colosseo, il cui risultato “è molto simile alla malta usata dai romani”. Accanto al lavoro dell’architetto, ottenuto tramite un affidamento diretto da 80mila euro, c’è stato quello degli archeologi e delle archeologhe del Parco, che hanno ideato il progetto, realizzato gli scavi per arrivare alla quota originale e curato la direzione tecnica del nuovo allestimento di Boeri.
Finanziati con circa 2,2 milioni del Cipe come opere compensatorie per la Metro C, i lavori hanno coinvolto un’area di 3.000 metri quadrati che è stata indagata e documentata tra il 2021 e il 2024 dal Parco archeologico. “Gli scavi hanno permesso di riportare alla luce un settore del monumento dimenticato da quindici secoli, quello da cui nell’antichità l’Imperatore faceva ingresso nell’Anfiteatro con il suo seguito, consentendo di approfondire diversi aspetti della costruzione e del funzionamento del Colosseo finora solo ipotizzati”, ha detto Alfonsina Russo, capo dipartimento per la valorizzazione culturale del ministero della Cultura, già direttore del Parco archeologico del Colosseo che con Federica Rinaldi come responsabile unico del procedimento e Barbara Nazzaro come direttore lavori ha portato a compimento il progetto.
Gli scavi hanno raggiunto la quota finale di imposta dell’Anfiteatro Flavio, pari a circa +23 metri sul livello del mare, anche se della poderosa struttura pavimentale originaria del Colosseo si sono salvati dalle spoliazioni solo alcuni blocchi in travertino, rinvenuti durante i lavori. Opportunamente protetti, oggi questi resti sono visibili lungo la nuova pavimentazione, così come le basi dei pilastri antichi. Dal loro studio è stato messo a punto lo schema distributivo dei nuovi blocchi in travertino, riprodotti con le stesse dimensioni e posizionati in corrispondenza di quelli originali.
Un poco spostata verso via Labicana, il Parco ha scelto di lasciare a vista una porzione di scavi dove si può osservare la fondazione e il piano della preparazione su cui i blocchi pavimentali erano stati collocati. Dall’area scavata emerge anche un canale di scolo dell’impianto idraulico del Colosseo che grazie agli scavi è stato finalmente compreso del tutto e confermata la datazione all’età di Vespasiano, come documentato dai bolli laterizi dei canali fognari. “Oggi inauguriamo un nuovo spazio riconsegnato alla città. Non è una piazza, ma un proprio un pezzo del Colosseo che di fatto era sparito, in particolare gli ambulacri che erano coperti da quasi un metro e mezzo di stratificazione della storia di Roma attraverso i secoli e chiusa da una pavimentazione in sampietrini.
Lo scavo ha riportato alla luce le fondazioni del Colosseo, di cui una parte rimane esposta”, ha detto l’attuale direttore del Parco, Simone Quilici. Così, a partire da oggi stesso, chi arriverà su questo lato del Colosseo potrà sostare in questa nuova porzione del monumento icona dell’impero romano. Alcuni già fanno polemica sulla scelta del progetto, altri criticano criticano le forme squadrate dei nuovi pilastri. Boeri sorride, forte dell’ok arrivato da un’altra star, ma stavolta dell’archeologia: Andrea Carandini. “Gli archeologi sono legati a quel che c’è, invece io voglio fare una battaglia perché concentrino l’attenzione su ciò che non c’è più.
Perché ciò che non c’è più consente di integrare e dare un senso a quello che c’è. Ed è l’operazione che è stata fatta qui. Ricostruire nella testa mirando alla totalità e non al culto dell’oggettino, della rovina e della cosetta”. Tant’è










