L’incipit
“L’organo di revisione ha rilevato che sono stati stralciati i residui attivi con anzianità superiore a 5 anni, in assenza di adeguata motivazione per il mantenimento, come previsto dall’art. 11, comma 6 del D.lgs 118/2011, e dagli orientamenti giurisprudenziali della Corte dei Conti (Delibera n. 144/2023 Sezione Controllo Marche, Delibera n. 51/2025/PRSP – Sezione Controllo Abruzzo). Invita l’Ente a porre particolare attenzione alla riscossione coattiva dei crediti correlati e procedere ad una rettifica in aumento dei residui, in caso di riscossione di residui attivi cancellati dalle scritture. Nel caso di crediti relativi a residui attivi prescritti, a adottare tutte le iniziative necessarie per accertare le relative responsabilità.” (Pag. 14 e 15 della Relazione dei Revisori sul rendiconto consuntivo 2025 del Comune di Tivoli). La legge e i giudici contabili vietano di tenere in bilancio crediti vetusti senza prove concrete della loro esigibilità. L’Ente è stato costretto a cancellarli proprio perché non era in grado di giustificarne la presenza. Il passaggio più pesante riguarda i crediti lasciati morire: i Revisori invitano l’Ente ad adottare le iniziative necessarie per “accertare le relative responsabilità” nel caso ci fossero stati crediti relativi a residui attivi prescritti. Se il Comune ha perso il diritto di riscuotere dei soldi perché ha fatto passare troppo tempo (prescrizione), i Revisori stanno chiedendo di individuare chi non ha inviato le notifiche o non ha attivato la riscossione coattiva, prefigurando una fattispecie di danno patrimoniale che merita verifica sotto il profilo della responsabilità amministrativo-contabile. La configurazione del danno erariale appare come profilo di indagine ipotizzato e l’accertamento è del tutto naturale e conseguente. D’altra parte, il Bilancio del Comune di Tivoli è segnato storicamente, sicuramente a partire dal 2015, da progressive radiazioni di crediti. Per esempio i crediti andati in prescrizione verso la ASL RM5 che, non avendo pagato l’IMU riferita agli anni 2014 e precedenti, si è vista cancellare il tutto per intervenuta prescrizione. Qualche centinaio di migliaia di euro. Una responsabilità gestionale che si colloca politicamente e gestionalmente nel perimetro del primo Proietti e della maggioranza che lo sosteneva (a qualcuno attualmente all’opposizione fischieranno le orecchie?).
La Cassa piange
La media degli incassi relativa alla competenza, depurata dai proventi certi riferiti alle partite di giro e ai trasferimenti statali, evidenzia una “capacità” di riscossione pari al 63%. L’ammontare del FCDE è la certificazione proprio di questa incapacità. Poi c’è la partita del recupero dell’evasione, dell’elusione e del non pagato, cioè dei crediti messi a Bilancio per le partite non incassate relative agli anni precedenti. Sui residui del 2021 si incassa l’1,31%, su quelli del 2022 l’1,85%, e persino sugli “esercizi precedenti” (quelli pre-2021) si è riscosso appena il 2,41%. Per la TARI ordinaria c’è una differenza tra chi paga (anche se in ritardo) e chi viene accertato come evasore: la riscossione sui residui 2025 è del 42,70%. Sui residui del 2021 la riscossione è dello 0,16%, nel 2022 dello 0,72% e nel 2025 del 2,19%. I dati mostrano una difficoltà palese della riscossione coattiva per l’occupazione del suolo pubblico: non è stato incassato un solo euro di residuo per quattro anni consecutivi (2022, 2023, 2024, 2025). Anche sulla gestione del patrimonio immobiliare, il recupero dei debiti passati è critico. Residui totali: € 4.702.249,74; FCDE accantonato: € 4.685.333,94. Cioè il 99,6% degli affitti non pagati negli anni precedenti è stato inserito come Credito di Dubbia Esigibilità. Le Sanzioni al Codice della Strada hanno percentuali di incasso più alte (59,65% sul 2021), ma che crollano sui residui più recenti del 2025 (17,52%). In ogni caso del tutto insufficienti a sostenere la cassa e a sostenere la spesa corrente, per non parlare degli investimenti diretti che sommano, nel 2025, a ZERO. Tutto ciò spiega perché i Revisori abbiano scritto nel verbale di accertare eventuali responsabilità: mantenere in bilancio 17 milioni di IMU da recupero evasione sapendo di incassarne solo l’1% annuo significa che c’è la forte preoccupazione che i crediti potrebbero andare verso la prescrizione. Ciò ci conduce a un duplice approfondimento: il costo del modello ibrido di riscossione adottato dal Comune di Tivoli e le anticipazioni di tesoreria. Il costo della non riscossione Ormai è noto che il Comune di Tivoli ha adottato un modello ibrido di riscossione, cioè non si è rivolto ad un agente della riscossione tramite bando Pubblico, ma ha assegnato a una società esterna, con evidenza pubblica, il compito di supportare il modello interno (ASA SERVIZI) con software e personale. Tale supporto ha un costo fisso annuo e un costo a percentuale sull’incassato. La relazione al consuntivo magnifica i risultati di una tale scelta in termini di accertato. Un conto è accertare e un conto incassare. I verbi sono della medesima declinazione ma sottendono risultati completamente diversi. Se accerto e non incasso sto semplicemente costruendo gli equilibri sulla carta sottovalutando la cosa più importante: la cassa e i soldi necessari per sostenerla. È interessante, sulla base dei documenti di Bilancio e dei relativi allegati, verificare quanto costano al Comune le dinamiche agganciate al modello ibrido. Il Prospetto delle spese per missioni, programmi e macroaggregati (Impegni 2025), documenta dove sono stati impegnati i fondi per l’acquisto di beni e servizi (Macroaggregato 103) all’interno della Missione 01, confrontandoli con i dati dell’anno precedente.
Il costo della Riscossione
(Missione 01, Programma 04) rappresenta la voce che ha subito l’impennata più vistosa e documentabile rispetto al 2024: impegno 2025 (Acquisto beni e servizi – 103) = € 1.758.764,06. Nel 2024 la spesa impegnata per lo stesso programma era di circa € 450.000. L’aumento netto è stato di 1,3 milioni di euro circa. Per la Gestione del Patrimonio (Missione 01, Programma 05) abbiamo il seguente quadro riepilogativo:
- Impegno 2025 (Acquisto beni e servizi – 103): € 1.142.874,14.
- Differenza rispetto al 2024: Nel 2024 l’impegno era di circa € 620.000.
- Aumento netto: +522.000 euro circa.
- Serve a coprire i costi di manutenzione e i servizi professionali necessari per la regolarizzazione delle locazioni e del patrimonio immobiliare dell’ente.
Per l’informatica e Servizi Generali (Missione 01, Programmi 08 e 11) il riassunto è il seguente:
- Sistemi informativi (Prog. 08): € 437.647,81 (tutta spesa per servizi).
- Altri servizi generali (Prog. 11): € 1.406.614,26.
- Aumento netto combinato: Circa +1 milione di euro rispetto al 2024.
- Per acquisto Software per la gestione degli uffici, canoni di assistenza e servizi esternalizzati di supporto amministrativo.
Il Comune ha sostenuto questi 6 milioni in più di spesa corrente rispetto al 2024 per “comprare servizi dall’esterno” e ha impegnato 1,75 milioni di euro per supporti alla riscossione invece di delegare il rischio a un terzo. Questo ha contribuito a generare 2,56 milioni di nuovi debiti (residui passivi EC) nella sola Missione 01. Il delta di +1,3 milioni è l’aumento “puro” e diretto del costo dei servizi tributari. Se però consideriamo che per far funzionare quella riscossione l’Ente ha dovuto probabilmente potenziare anche l’informatica e il supporto generale della Missione 01, il costo totale del “potenziamento della macchina” documentato dai nuovi impegni offre un delta complessivo di circa 2,6 milioni di spesa corrente aggiuntiva. I dati documentati presenti nel Rendiconto 2025 permettono di calcolare l’incidenza della spesa per la riscossione, anche se in maniera spannometrica. Rapportando il costo impegnato per i servizi di supporto all’incasso totale ottenuto dai residui, l’incidenza è dell’11,09%. Per ogni euro che l’ente ha incassato dai propri debitori nel 2025, 11 centesimi sono stati spesi (o impegnati) per pagare i fornitori esterni che hanno supportato la procedura. Un agente della riscossione che lavora ad aggio puro si attesta solitamente tra il 3% e il 6% per i residui correnti e non supera l’8-9% per quelli più difficili (coattiva).
La Relazione elenca specificamente i crediti stralciati per inesigibilità:
- IMU Recupero Evasione (2019-2020): Cancellati circa 3,7 milioni €.
- TARI (2019-2020): Cancellati oltre 6,1 milioni €.
- Mense e Refezioni: Cancellati circa 256.000 €.
- Multe Codice della Strada: Cancellati oltre 1 milione €.
Questi crediti sono stati dichiarati “inesigibili” ai sensi del D.Lgs 118/2011, però, nonostante la pulizia, il Comune continua a conservare in bilancio crediti vetusti che rischiano di produrre una rappresentazione distorta della reale capacità finanziaria dell’ente:
- Anno 2002: 142.130 € per sentenze contro amministratori.
- Anno 2009: 564.906 € per Tivoli Forma S.r.l.
- Anno 2016: 1,5 milioni € per rifusione spese liti.
Conservare residui del 2002 o del 2009 nel rendiconto 2025 appare come un’operazione finalizzata alla conservazione della consistenza dell’attivo: sono somme che probabilmente non rientreranno nella loro consistenza cartolare, però potrebbero servire a tenere alti i residui attivi totali (45,7 milioni € al 31/12/2025). Mettendo insieme i pezzi, sempre con metodo spannometrico, abbiamo il seguente quadro: costo del supporto (M01-P04) di 1.758.764 € (impegnati) e incasso tributario da residui di 8.055.330 € (incassati). Possiamo quindi ipotizzare una incidenza dei costi del service al modello di riscossione pari al 21,83% per la sola gestione tributaria (Titolo I). Anche se è vero che il costo, così come desunto, va ammortizzato e diluito nel corso degli anni di operatività del modello cosiddetto ibrido, il costo secco del recupero rappresenta quasi un quarto del recuperato di cassa, mentre lo stock di tasse non riscosse (il “magazzino” dell’evasione) rimane comunque consistente (29,1 milioni € solo per il Titolo I al 31/12/2025).
Le Anticipazioni di Tesoreria
Il Comune ha dovuto fare ricorso all’anticipazione di tesoreria per 11,45 milioni di euro a conferma che la cassa è in sofferenza cronica. L’ente non sta usando soldi propri, ma soldi prestati dalla banca per pagare le spese correnti. Tale ricorso al prestito bancario è costato circa 17.000 euro di interessi passivi pagati alla banca. I dati relativi alle sanzioni CdS e ai proventi dei beni, per esempio, confermano che l’equilibrio di bilancio 2025 è sostenuto da una massa critica di crediti di dubbia esigibilità. Particolarmente critico è il settore dei fitti attivi, dove a fronte di un massiccio accertamento (1,5 mln €), la riscossione è crollata al 24%. Questo meccanismo costringe l’Ente a ‘congelare’ risorse importanti nel FCDE, privando la città di liquidità reale e rendendo obbligatorio il ricorso all’anticipazione di tesoreria. La quota vincolata della cassa è indicata in € 7.026.110,37, ma nell’Allegato 10 i vincoli totali ammontano a oltre 15,3 milioni di euro. Significa che l’ente ha “impegni vincolati” per 15,3 milioni ma ha soldi liquidi per coprirli solo per 7 milioni. Gli altri 8,3 milioni di vincoli sono coperti da residui attivi (crediti).
Il dato del 2025 sull’anticipazione di tesoreria è impressionante se confrontato con gli anni precedenti:
- Utilizzo complessivo: 11.453.058,72 €.
- Giorni di utilizzo: 106 giorni. Significa che per quasi un terzo dell’anno (circa 3 mesi e mezzo), il Comune non ha avuto soldi propri in cassa e ha dovuto pagare gli stipendi e i fornitori usando il “fido” della banca.
- Costo del debito: L’ente ha pagato 16.494,32 € di soli interessi passivi alla banca.
Questi sono soldi pubblici impiegati per coprire il ritardo tra quando l’ente accerta le entrate (competenza) e quando i cittadini effettivamente pagano (cassa). Analizzando il prospetto della cassa vincolata (pag. 100 della Relazione) ci accorgiamo che il Comune ha iniziato l’anno avendo già “prelevato” 1,5 milioni dai fondi vincolati per pagare spese correnti. Cioè, in potenziale contrasto con la corretta applicazione dell’art. 195 TUEL, nel 2024 non ha restituito al 31.12 quanto aveva utilizzato di cassa vincolata per sostenere la spesa corrente. È evidente che l’Ente durante il 2025 ha dovuto recuperare quegli 1,5 milioni per “pareggiare” il fondo.
I Residui Attivi e Passivi
L’ente ha eliminato dalle proprie scritture € 3.883.891,42 di debiti verso fornitori e terzi (Residui Passivi).
- Titolo I (Spese Correnti): Cancellati € 1.723.457,37.
Si tratta di fatture o impegni per servizi e forniture che l’ente ha deciso di non pagare più, solitamente per prescrizione o perché ritenuti non dovuti dopo anni di giacenza. - Titolo II (Investimenti): Cancellati € 1.856.732,08.
Questa è la voce più grave e significa che opere pubbliche o investimenti programmati negli anni passati sono stati definanziati o abbandonati, risparmiando sulla carta ma perdendo il valore dell’investimento per la città.
Il Comune di Tivoli a fine 2025 si trova con 14,7 milioni di debiti (residui passivi) a fronte di 74 milioni di crediti (residui attivi che nel 2023 erano di 71 milioni di euro). Tuttavia, mentre i 14,7 milioni di debiti sono certi e scaduti (fatture di fornitori che attendono di essere pagati, molti dei quali per servizi erogati proprio nel 2025), i 74 milioni di crediti potrebbero essere in parte deteriorati, infatti vedremo che il Comune ne ha dovuti cancellare 16 milioni in un colpo solo perché ritenuti inesigibili. La gestione 2025 ha prodotto un rilevante assorbimento di cassa, oltre a nuovi debiti, e ha dimostrato che i costi sostenuti per migliorare la riscossione non sono stati sufficienti a coprire nemmeno i nuovi impegni di spesa corrente dell’anno. Il dato più critico è il volume dei “Minori residui attivi” (crediti cancellati perché inesigibili o insussistenti). Sono stati cancellati 14.338.223,08 € di residui tributari più 1.382.780,60 € di proventi del Titolo III (Mense, multe e altro). In totale 15,9 milioni di euro sono spariti dal bilancio in un solo colpo. Allora sembra legittimo chiedersi: come mai questi crediti non sono stati cancellati negli anni precedenti? Servivano per garantire gli equilibri? La legge è chiara: il bilancio del Comune deve essere veritiero e trasparente. Mantenere crediti inesigibili può aiutare a far quadrare i conti ma rischia di produrre una rappresentazione distorta della reale capacità finanziaria dell’ente.
Il Conto Economico e lo Stato patrimoniale
Nel Conto Economico 2025, alla voce “B.9 – Acquisto di servizi”, leggiamo un costo totale di € 31.848.498,59. Se guardiamo i “Residui Passivi al 31/12/2025” per il Titolo 1 (Spese correnti), vediamo che ben 7,8 milioni sono rimasti a debito. Questo conferma che circa il 25% dei servizi acquistati nel 2025 (uno su quattro) è diventato un debito che il Comune ha trascinato al 2026. In questa massa di debiti, molto probabilmente, rientrano pro-quota anche i costi del service per la riscossione (Missione 01-P04). Il fatto che il 75% dei Residui Passivi sia nato nel 2025 e che il 40% dei Residui Attivi abbia la stessa origine conferma che l’Ente ha ordinato servizi senza avere la copertura di cassa immediata, sperando in una riscossione che, come abbiamo visto, costa e produce risultati parziali. Il Comune di Tivoli non è strutturalmente deficitario (avendo solo 1 parametro “SI” su 8, mentre ne servirebbero almeno 4). Tuttavia, è un ente in stato di sofferenza latente dal punto di vista della cassa, cioè dei soldi veri, e, pur rispettando i parametri del Ministero, è in estrema difficoltà dal punto di vista della gestione reale, con costi di riscossione altissimi a fronte di una capacità specifica bassa e una massa di debiti verso terzi non residuale.
Conclusioni
L’ultima tabella fornita dai Revisori è una critica definitiva per il modello di gestione dei residui:
- Modalità di riscossione Coattiva: La risposta è “NO” per tutte le voci principali (IMU/TASI, TARI, Sanzioni CdS, Fitti).
- I Revisori certificano formalmente che, mentre la riscossione volontaria (il cittadino che paga spontaneamente l’F24 o l’avviso) funziona (“SI”), quella coattiva (il recupero forzoso dei crediti non pagati) è inesistente o non efficace.
Il Comune è bravissimo a prevedere quanto “dovrebbe” avere dai cittadini, ma i Revisori ammettono che manca totalmente la capacità di riscuotere da chi non paga spontaneamente. Nonostante il giudizio positivo, i Revisori inseriscono tre “inviti” formali all’Ente che evidenziano le criticità gestionali:
- Riscossione Coattiva: Invitano l’Ente a indicare analiticamente gli atti intrapresi e i relativi termini di scadenza della prescrizione. Questo è un richiamo diretto alla necessità di evitare che i crediti scadano senza essere stati riscossi.
- Anticipazione di Tesoreria: Invitano a porre estrema attenzione al ricorso a questo strumento. È la conferma della tensione di cassa.
- Monitoraggio Residui: Raccomandano un controllo scrupoloso sulle partite portate a residuo attivo, per assicurarne la veridicità nel tempo.
C’è un divario profondo tra quanto l’amministrazione accerta e quanto riesce realmente a incassare, e il dato più allarmante riguarda proprio i primi tre titoli dell’entrata: la linfa vitale che finanzia la spesa corrente, i servizi ai cittadini e il funzionamento stesso della macchina comunale. La capacità di riscossione del Titolo I (entrate tributarie) si ferma al 63,4%, mentre quella del Titolo III (multe, fitti, mense, servizi e altre entrate extratributarie) crolla sotto la metà, fermandosi a un preoccupante 48,5%. Ancora più grave è il dato relativo al recupero dell’evasione: su circa 7 milioni di euro accertati, ne sono entrati appena 865 mila euro, pari al 12,3%. Il punto centrale è che la legge consente di determinare il Fondo Crediti di Dubbia Esigibilità (FCDE) sulla base della media storica della capacità di riscossione degli ultimi cinque anni. È un criterio formalmente legittimo, ma applicare il minimo consentito quando il presente mostra una persistente incapacità di incassare non è prudenza amministrativa. La vera diligenza imporrebbe una revisione più prudenziale del FCDE, coerente con la realtà della cassa e non soltanto con la matematica delle medie. Perché un FCDE più robusto non è una scelta neutra ma incide direttamente sull’equilibrio corrente (W1) e, di riflesso, sugli equilibri complessivi di bilancio, comprimendo avanzi solo formali e riducendo la capacità di spesa reale. Se si coprisse in modo più realistico il rischio strutturale di mancata riscossione che emerge dai primi tre titoli, molti degli equilibri oggi rappresentati come sostenibili apparirebbero per ciò che probabilmente sono: equilibri fragili, tenuti in piedi più dalla tecnica contabile che dalla solidità finanziaria. Il risultato di anni di sottovalutazione del problema è scritto nero su bianco proprio nel Verbale n. 7 dei revisori: sono stati stralciati dal conto del bilancio 16.920.893,02 euro relativi a residui attivi anteriori al 2020, cioè crediti rimasti per oltre cinque anni senza trasformarsi in cassa. Non si tratta di soldi “persi” nel solo 2025, ma dell’emersione contabile di una patologia strutturale: crediti mantenuti per anni formalmente in piedi senza reale capacità di riscossione, che hanno continuato a sostenere artificialmente la rappresentazione finanziaria dell’ente. Cioè non basta accertare, bisogna incassare, e non tutto ciò che resta nei residui può continuare a essere trattato come ricchezza reale.
A rendere ancora più evidente questa fragilità c’è il ricorso all’anticipazione di tesoreria. Questo significa che, mentre sulla carta gli equilibri appaiono rispettati, nella gestione concreta la liquidità continua a mancare. Ed è qui che si misura la differenza tra un bilancio formalmente corretto e un bilancio sostanzialmente sano.
Senza una riscossione efficiente, senza un FCDE realmente prudenziale e senza una rigorosa pulizia dei residui attivi, gli equilibri W1, W2 e W3 rischiano di restare una finzione tecnica sorretta dall’anticipazione di tesoreria, in attesa del prossimo shock finanziario.
PS
Nel corso del Consiglio Comunale del 6 maggio, convocato per l’approvazione del Rendiconto 2025, è stata sollevata dalla Consigliera Chioccia un’osservazione cruciale sulla compilazione dell’Allegato a/1 “Elenco analitico delle risorse accantonate”. La rappresentazione del Fondo Crediti di Dubbia Esigibilità (FCDE) nelle colonne (c) “Accantonamento dell’esercizio” e (d) “Variazioni in sede di rendiconto” è risultata difforme dalle prescrizioni del principio contabile applicato 4/2, par. 13.7.1. L’osservazione è fondata e inoppugnabile, anche se chi scrive all’inizio aveva mostrato delle perplessità nel merito dell’osservazione.
In effetti, la normativa prevede che, se lo stock finale del fondo è inferiore alla somma del fondo iniziale e degli utilizzi, la differenza debba essere iscritta esclusivamente nella colonna (d). Il prospetto inizialmente presentato, invece, riportava impropriamente oltre 10 milioni di euro nella colonna (c). Questo non è un mero dettaglio grafico, ma un errore formale che incide sulla corretta rappresentazione del prospetto degli equilibri. Infatti, il software di contabilità recepisce il valore della colonna (c) dell’Allegato a/1 per determinare il saldo W2 (“Equilibrio di bilancio”). Poiché l’Amministrazione ha inserito in tale colonna risorse che non dovevano esserci, il valore del W2 è stato artificialmente abbattuto a soli € 349.816,84. Una corretta compilazione, conforme al principio contabile applicato, avrebbe fatto emergere un valore del W2 superiore ai 10,5 milioni di euro. Pertanto, l’Amministrazione, cioè la maggioranza di CDX e la Giunta, oltre che al Dirigente dei Servizi Finanziari del Comune e i Revisori, hanno dovuto correggere la proposta di Rendiconto producendo un emendamento, approvato alla unanimità e sottoscritto da un Consigliere di opposizione e da uno di maggioranza, al prospetto precedentemente presentato. È fondamentale chiarire che questo incremento del W2 è reale sul piano contabile, ma non produce alcun effetto sulla disponibilità finanziaria dell’Ente, però l’errore di rappresentazione non può essere ignorato, poiché i documenti sottoposti al Consiglio devono essere conformi ai principi di legge. Sotto il profilo sostanziale, tale variazione non genera un solo euro di nuova capacità di spesa.
In altri termini: il Fondo Crediti di Dubbia Esigibilità finale rimane comunque blindato alla cifra di € 47.048.649,17. L’operazione di correzione richiesta — e coerente con la corretta applicazione tecnica del principio — sposta semplicemente la “scure” del FCDE da una riga all’altra del modulo. Il W2 sale, ma l’equilibrio complessivo W3 resta invariato. In conclusione, l’emendamento necessario per correggere l’Allegato a/1 ristabilisce la verità formale del modulo, portando il W2 alla sua corretta dimensione (10,5 milioni), ma conferma la verità sostanziale: non esistono tesoretti nascosti, poiché ogni euro di quel “maggior equilibrio” risulta già integralmente vincolato alla copertura dei crediti di dubbia esigibilità dell’Ente.
Antonio Picarazzi










