Si è chiuso oggi, 2 febbraio 2026, un capitolo cruciale nel processo a carico di Mirko Campoli, l’ex educatore e catechista imputato per gravi reati di pedofilia. La Corte di Appello ha emesso la sentenza di secondo grado, ricalcolando il trattamento sanzionatorio per l’imputato e stabilendo una pena unica complessiva di 11 anni e 4 mesi di reclusione.
La decisione dei Giudici
La sentenza odierna nasce dalla necessità di definire in modo unitario la sanzione a carico di Campoli. La Corte, nel determinare la pena, ha applicato l’istituto della continuazione tra i reati e ha confermato lo sconto previsto dal rito abbreviato, la formula processuale scelta dalla difesa che consente la riduzione di un terzo della pena in cambio di un giudizio celere basato sugli atti d’indagine.
Oltre alla reclusione, la Corte ha disposto la liquidazione delle spese processuali, confermando la solidità dell’impianto accusatorio che aveva già retto nei precedenti passaggi giudiziari.
Il ruolo delle Parti Civili
Un aspetto centrale del pronunciamento riguarda il pieno accoglimento delle richieste avanzate dalle Parti Civili. La Corte ha confermato la legittimazione e le istanze di enti e associazioni che da anni si battono per la protezione dei minori, tra cui:
- Il Garante dell’Infanzia
- L’associazione No Child Abuse
- La Rete L’Abuso
Per queste realtà, la sentenza odierna rappresenta non solo un atto di giustizia per le vittime dirette, ma un segnale forte contro il fenomeno degli abusi in contesti educativi e religiosi.
Misure cautelari e prossime tappe
Nonostante la condanna, per il momento non si apriranno le porte del carcere: restano infatti confermate le misure restrittive degli arresti domiciliari. Campoli rimarrà sotto stretto controllo, con l’obbligo tassativo di comunicare preventivamente ogni spostamento alle Autorità Giudiziarie competenti.
I giudici si sono riservati 90 giorni per il deposito delle motivazioni. Solo dopo la pubblicazione di tale documento sarà possibile conoscere nel dettaglio il percorso logico-giuridico che ha portato alla determinazione della pena e valutare se la difesa sceglierà la via del ricorso in Cassazione per l’ultimo grado di giudizio.
“Questa pronuncia è un passaggio significativo nel percorso di giustizia e di tutela dei minori” – commentano le Parti Civili a margine dell’udienza – “una conferma necessaria per chi ha avuto il coraggio di denunciare.










