ARSOLI – È polemica per la chiusura improvvisa del presidio sanitario di Arsoli da parte dell’Asl Roma 5. Una decisione arrivata, secondo quanto denuncia la consigliera regionale del Pd Lazio Michela Califano, senza alcun confronto preventivo con i sindaci e le comunità locali e comunicata con appena un giorno di preavviso.
Nel giro di 24 ore tutti i servizi sanitari sono stati trasferiti nelle strutture di Subiaco e Tivoli, mentre le prestazioni già prenotate sono state cancellate. Una scelta che, sottolinea Califano, ha prodotto “disagi inimmaginabili” per la popolazione del territorio, in particolare per anziani e cittadini con difficoltà di spostamento.
“Un provvedimento che poteva essere evitato attraverso un percorso di condivisione che invece è completamente mancato – afferma la consigliera dem –. Si tratta di una gestione priva di logica, che scarica sui cittadini il peso di una decisione dettata esclusivamente da ragioni burocratiche”.
Per questo Califano ha presentato un’interrogazione urgente alla Giunta regionale del Lazio. Tra i punti sollevati, la richiesta di tempi certi per la riapertura del presidio, le misure adottate per garantire la continuità dei servizi durante la chiusura e l’eventuale attivazione immediata di un’unità mobile per prelievi e prestazioni sanitarie essenziali.
Nell’atto ispettivo viene inoltre chiesto di chiarire le motivazioni della totale assenza di concertazione con il territorio, se esistano impegni vincolanti per evitare in futuro interruzioni improvvise dei servizi e quali
tutele siano previste per le prenotazioni già effettuate e per il personale sanitario coinvolto.
“La sanità, soprattutto quella di prossimità – conclude Califano – viene ormai trattata da questa maggioranza come un optional e non come un diritto sancito dalla Costituzione”. Una presa di posizione netta che riaccende il dibattito sulla gestione dei servizi sanitari nelle aree interne e sulla necessità di garantire un accesso equo alle cure per tutti i cittadini.










