Nel 1947 il corrispondente di Time-Life Emmet J. Hughes descrisse Anticoli Corrado e Roviano con toni caricaturali e pieni di inesattezze, riflettendo il clima anticomunista della nascente Guerra fredda. L’analisi di Artemio Tacchia ricostruisce i fatti reali e smonta le distorsioni del giornalista americano, mostrando come quel reportage fosse più un esercizio propagandistico che un resoconto fedele della vita politica della Valle dell’Aniene.

Il famoso giornalista americano Emmet John Hughes (1920-1982) – che durante la seconda guerra mondiale fu addetto stampa presso l’ambasciata USA in Spagna, direttore della propaganda per l’Ufficio Informazioni di guerra sempre in Spagna e poi, tornato in America, assistente e redattore dei discorsi del presidente Eisenhower e del governatore N. Rockefeller – nel 1947 fu nominato capo della sede romana della rivista Time-Life International, allora vicina alle posizioni conservatrici dei Repubblicani. Nella primavera del 1947, non sappiamo come e perché, si interessò alla politica dei piccoli comuni di Anticoli Corrado e di Roviano: “a un tiro di schioppo l’uno dall’altro”.
Nell’aprile del 1947, infatti, Hughes inviò una esilarante corrispondenza alla rivista Time-Life di New York, che la pubblicò il 5 maggio con il titolo: A tale of two towns (Una storia di due cittadine). Il giornalista – che probabilmente era ben informato delle trattative di De Gasperi con il governo USA e delle certe conseguenze dei ricatti del segretario di stato G. Marchal e dell’ambasciatore J. C. Dunn (“ l’anticomunismo è una precondizione per ricevere gli aiuti USA, e fuori il Pci e il Psi dal governo “, cose che, difatti, si sarebbero concretizzate nei successivi sanguinosi giorni di maggio) – nell’articolo indaga i due paesi della Valle dell’Aniene, e scomodando Carlo Levi con un poco appropriato riferimento al libro Cristo si è fermato a Eboli, egli (o la Redazione newyorkese) si abbandona ad una descrizione ridicola dell’azione politica dei sindaci e dei parroci di questi due villaggi: quasi una anticipazione delle più fortunate pubblicazioni di Don Camillo e Peppone del Guareschi.
Che cosa scrive il “Time”
Lo scopo – iniziava la guerra fredda – forse era quello di denunciare ai lettori americani “il fervore messianico dei comunisti italiani” capaci, solo loro, di avventurarsi in villaggi sperduti “per persuadere, minacciare o blandire con promesse di salvezza mondana” i poveri contadini italiani.
Ma cosa scrive il Time, o meglio, che banalità hanno raccontato a Hughes – che non sappiamo se si sia recato direttamente in questi luoghi o se abbia avuto queste notizie da sleali informatori locali non certo simpatizzanti degli “umili funzionari che operano le loro meraviglie” – su questi paesi “dove i loro cittadini hanno trascorso gran parte del Medioevo lanciandosi pietre e tutto il resto a vicenda, mentre combattevano per il possesso della Valle dell’Aniene” (sic)?
Leggiamone gli illuminanti brani, tra l’altro pieni di contraffazioni (vedi, ad esempio, il nome del podestà fascista Adalgiso aggiunto al cognome del sindaco comunista Scacchi di Roviano) e centrati, soprattutto e volutamente, su episodi grotteschi.
“Lo scorso giugno – scrive – i falò nella piazza di Anticoli e la bandiera rossa sventolante dalla torre di Roviano avevano annunciato la vittoria elettorale del blocco socialista-comunista sui proprietari terrieri e commercianti. I democristiani praticamente mandarono all’aria l’elezione quando il loro leader provinciale, recandosi a un comizio del partito locale, entrò a Roviano alla guida di una lunga e slanciata Alfa Romeo. I figli di Roviano, strillando di gioia, si arrampicarono sullo strano veicolo, ma i cittadini gridarono al suo conducente di farla uscire dalla città.”
Tra elezioni e Costituente
Hughes confonde, probabilmente, le elezioni comunali del 1946, svoltesi alla fine di marzo, con le votazioni per la Costituente e quelle del referendum per la scelta tra Monarchia e Repubblica tenutesi il 2 giugno del 1946. In quelle prime elezioni amministrative le sinistre si unirono “nel blocco del popolo” quasi ovunque sotto il simbolo “Vanga e stella”, trionfando in molti Comuni della Valle dell’Aniene. Nelle successive: Referendum e Costituente, parteciparono separati.
“Ad Anticoli, una bella ragazza che era stata la principale organizzatrice comunista ha praticamente fatto da sola le elezioni quando ha gridato in un discorso di piazza: «I proprietari terrieri ci chiamano barbari. Dicono che siamo Zulù. Va bene, saremo Zulù. Lunga vita agli Zulù!» (sic!). Nessuno sapeva cosa significasse la frase, ma era meravigliosamente accattivante, quindi le lettere imbiancate che dicevano «Viva gli Zulù!» apparvero in tutta la cittadina.
Il voto di sinistra di Roviano era stato in preponderanza comunista, quello di Anticoli socialista.”
In realtà, nelle votazioni per la Costituente il PSIUP, sia ad Anticoli – dove gli elettori erano maggiori – che a Roviano, prese più voti del PCI: 248 contro 181 ad Anticoli e 222 contro 152 a Roviano. La DC, tra l’altro, risultò il primo partito in entrambi i Comuni: ad Anticoli, fu votata da 255 elettori, e a Roviano da 340.
“La scelta di un sindaco da parte di Roviano – prosegue Hughes – fu facile e veloce: fu nominato il leader comunista locale Adalgiso (sic!) Scacchi, un minatore che apprese il vangelo dai compagni polacchi con cui aveva lavorato nelle miniere di Francia e Belgio dopo la prima guerra mondiale.”
Il sindaco Scacchi
Assolutamente falso. Il sindaco Scacchi Getulio (e non Adalgiso, che era stato podestà dal 1927 al 1931) era nato nel 1908, e da muratore aveva lavorato a Littoria (oggi Latina). Egli era già sindaco di Roviano dall’aprile del 1945, nominato dal locale CLN. Getulio non era mai stato minatore e, tantomeno, aveva lavorato all’estero. A Hughes hanno forse raccontato storie – che ha poi confuso – di altri minatori rovianesi socialisti ed ex-reduci di guerra che per lavoro erano stati all’estero, o di comunisti confinati dai fascisti a Ventotene, come Antonio Barba “Pistola”. Tant’è!
“Il sobrio e astuto Scacchi non si è lasciato travolgere dalla corsa post-elettorale dei cittadini che volevano unirsi al suo partito. Egli ha detto: “Il comunismo è qualcosa che devi imparare. A volte ci vogliono vent’anni, spesso una vita. Vogliamo solo veri comunisti: meglio un buon reazionario che un cattivo comunista. Siamo disposti ad aspettare i figli del reazionario” (sic!).
Anticoli e il leader socialista
Dall’altra parte, ad Anticoli ci sono state complicazioni. Il leader socialista locale Carlo Toppi, uno scultore allegro e con la faccia a luna piena, non era abbastanza forte per farsi eleggere sindaco. Durante la campagna elettorale si era talmente entusiasmato nel dipingere stemmi sui muri della cittadina, che non era più sicuro che ci fosse una differenza tra socialisti e comunisti. I comunisti locali suggerirono che Anticoli avesse bisogno di un sindaco con alti contatti a Roma. Toppi acconsentì e Anticoli scelse con orgoglio come sindaco un comunista romano. Il suo lavoro era quello di portiere al Ministero dell’Aeronautica, ma senza dubbio vedeva molte persone importanti. Il portiere Bernardo Eugeni arriva nei fine settimana per fare il sindaco part-time di Anticoli.
Ora entrambe – continua Hughes – le città avevano sindaci comunisti, ma ricevevano un trattamento diverso dai loro capi. Il piccolo Eugeni interpretava il duce: «”Qui comando io!“. Ecco queste erano le sue parole preferite mentre picchiava i pugni su un tavolo traballante. Quando decise di licenziare i funzionari di grado inferiore, come il medico del paese, scrisse semplicemente: “Caro dottor Pirro, ho l’onore di informarla che è stato licenziato». Multò anche il parroco Don Vittorio per aver raccolto denaro per la festa del raccolto senza la sua autorizzazione.
A Roviano il sornione Scacchi usava una tattica diversa. Appariva in modo ben visibile alle messe di Natale e di Pasqua, incaricandosi perfino di far marciare i comunicandi verso la balaustra in modo ordinato. Il suo motto: «Al di là delle divisioni partitiche, noi siamo prima di tutto un paese».
I democristiani si lamentavano, ma non potevano farlo apertamente.
Il Patto Lateranense
Poi due settimane fa è arrivata la notizia elettrizzante che i comunisti a Roma avevano votato per il Patto Lateranense. Ad Anticoli Eugeni crudelmente sghignazzò, gridò in faccia a don Vittorio ammutolito: «Ah! Adesso devi lavorare con me, proprio come Togliatti ha fatto lavorare De Gasperi con lui! Qui comando io!».
A Roviano, il vecchio saggio Scacchi disse al parroco del suo paese, don Mario Sargenti: «Ora dobbiamo lavorare insieme: io come tutti i lavoratori della vanga, tu come tutti i lavoratori della tonaca».
Certo che l’approvazione dell’art.7 della Costituzione, che fa riferimento ai Patti Lateranensi, votato dalla Costituente il 25 marzo 1947 con il voto anche dei comunisti, fu scioccante e divisivo. E, Hughes ne approfittò per punzecchiare i cattolici e i comunisti italiani. Ma, soprattutto, per ridestare l’anticomunismo nei democristiani e contribuire a depotenziare il qualunquista Giannini.
“Questa settimana – conclude il giornalista americano – in entrambe le cittadine un altro partito politico sembra seguire i socialisti nell’oblio. Don Vittorio, i proprietari terrieri e i commercianti hanno tutti disdetto l’abbonamento al quotidiano democristiano di Roma, ora leggono solo il neofascista “II Buonsenso” di Giannini. Uno brontolava: «Cos’altro possiamo fare ora, se non iscriverci ai comunisti?».
Hughes, anche in questo caso romanzò parecchio la sua corrispondenza perché, a parte i parroci e pochi altri benestanti istruiti, nel secondo dopoguerra ad Anticoli e Roviano erano assai scarsi gli abbonamenti a Il Popolo, quotidiano DC, e a Il Buonsenso, quotidiano de “L’Uomo qualunque”, che verrà, poi, chiuso a novembre del 1947.
Artemio Tacchia










