E’ noto a livello internazionale che Tivoli abbia il privilegio di possedere un patrimonio culturale di altissimo livello, in modo particolare quello archeologico, diffuso su gran parte dei circa 68 chilometri quadrati del suo territorio.
Dagli Arci a Tivoli terme, dai grandi Ponti degli acquedotti antichi alle terme di Zenobia, dai circa sei ettari della Villa di Quintilio Varo ai resti delle ville di Bruto, degli Arcinelli e di Grotta papale lungo la strada di Pomata. Senza parlare della Villa di Adriano o del Santuario di Ercole e non citando, nel centro storico, le mura ciclopiche sulle quali poggia il Palazzo comunale, la Mensa Ponderaria o l’abside risalente al I secolo avanti Cristo, integrata nell’edificio del Duomo. Ovunque muri antichissimi e reperti da individuare tra gli olivi, a volte nascosti dai rovi o dagli edifici, sconsideratamente autorizzati nei decenni o abusivi che siano. Troppo, si dice spesso, è un limite allo sviluppo edilizio e all’espansione della città moderna, “i ruderi fanno da freno, impediscono perfino la realizzazione della galleria stradale sotto Monte Ripoli che alleggerirebbe il traffico!”. Forse per questo si tende a lasciarli decadere.
Nell’ultimo numero di XL si è dato risalto all’abbandono del Ponte dei Sepolcri che merita sicuramente una riqualificazione, non fosse altro per la sua importanza e la sua eleganza. Il problema della città è proprio quello della mancata manutenzione dei siti più o meno importanti, delle vie di accesso ad essi, della loro riqualificazione, approssimativa e a distanza di decenni.
La Strada di San Marco
Un caso emblematico è quello della Strada di San Marco, il sentiero escursionistico di collegamento tra i due siti Unesco di Villa d’Este e Villa Adriana che si divarica dalla Via Tiburtina e conduce fino all’ingresso della Villa del grande imperatore romano. Restaurato nel 2014 con fondi prevalentemente europei e del Comune è percorso, non solo dai molti che lo utilizzano per fare sport ma vede spessissimo turisti che, guida alla mano e scarpe comode per camminare sullo sterrato, lo percorrono da Tivoli verso Villa Adriana. Il primo tratto tra gli oliveti, che dopo aver costeggiato le antiche strutture della Villa dei Pisoni e grazie al sottopasso che consente di non attraversare il traffico della statale Tiburtina, giunge alla strada dei Colli di San Vittorino, è particolarmente panoramico.
La vista verso Roma spazia dai Castelli romani ai Monti Lucretili e lascia godere, sfiorando gli olivi, quei meravigliosi tramonti altra preziosa attrattiva tiburtina. A tal fine, in splendida posizione, grazie ai restauri, era stata creata una gradevolissima area di sosta alberata, delimitata da una staccionata, con fontanile, tavolo, panche di legno e cartello informativo.
Un punto di ristoro e osservazione splendido che attualmente però versa in condizioni di degrado pietose: staccionate divelte, tavolo e panche distrutte, giovani cipressi secchi, cestini stracolmi e rifiuti abbandonati in terra. Senza parlare del sentiero sterrato, malmesso e pieno di buche, del breve tratto ripido prossimo al sottopasso o dei cartelli indicatori lungo la Via Tiburtina: rivolti in direzione sbagliata e in alcuni casi cadenti. Meglio omettere poi, il ricordo dell’altra area di sosta realizzata all’incrocio con via del Tramvai, a suo tempo vandalizzata e data alle fiamme. Uno stato di abbandono che ai turisti ed agli stessi tiburtini che percorrono il sentiero, lascia un ricordo indelebile di trascuratezza e inciviltà che cancella all’istante il ricordo della bellezza della Fontana dell’Ovato o del Teatro marittimo.

E pensare che nel 2022 il Comune di Tivoli aveva pubblicato e distribuito alla cittadinanza una esauriente guida, curata dalla dottoressa Maria Antonietta Tomei, completamente dedicata agli “Itinerari turistico culturali da Villa d’Este a Villa Adriana – Via di Pomata e Percorso San Marco-Pisoni”. Come per il Ponte dei Sepolcri ma in questo caso i fondi necessari sarebbero notevolmente più esigui, occorrerebbe riportare l’itinerario ad una situazione dignitosa, assicurandone poi una manutenzione periodica. Ne vale l’immagine della nostra città! (Gianni Innocenti)










