Il progetto interessa più di 600.000 metri quadrati, di cui circa 210.000 destinati a edifici. Nei rendering, oltre alle strutture logistiche, compaiono impianti sportivi, centri congressi, un auditorium, spazi per attività culturali e mediche, hotel e aree verdi attrezzate. Si parla di nuova occupazione, prevista per 1000 posti di lavoro.
Sostenibilità. Si tratta in realtà di un polo logistico, cioè essenzialmente di un complesso di capannoni per lo stoccaggio delle merci. Un luogo dove arrivano e ripartono camion in un flusso continuo, ore notturne comprese, scaricando e ricaricando la merce per la distribuzione, al servizio del commercio online.
I camion usano quasi esclusivamente combustibili fossili, benzina e gasolio. Infatti, la quota di camion elettrici immatricolati negli ultimi anni è meno dell’1%, e sui 5 milioni circa di camion in circolazione in Italia quelli elettrici sono meno dell’uno per mille. I promotori parlano di «opera di riqualificazione territoriale vincolata a principi di sostenibilità, ma la sostenibilità è in conflitto con il consumo di combustibili fossili, che oltretutto emette CO2 e polveri sottili, che sono pericolosi inquinanti dell’aria.
Quanto alle attrattive previste, centri congressi, piste ciclabili, auditorium, spazi per attività culturali e mediche, hotel e aree verdi attrezzate, la loro collocazione tra il traffico di camion rende improbabile un loro successo, visto anche che ci sono alternative nelle vicinanze, in luoghi più attraenti.
Il nome «parco» è forse usato in senso orwelliano: come nel romanzo distopico di Orwell 1984, suggerisce il contrario della realtà. Infatti «parco», dal latino parcere (conservare, risparmiare) indica un’area in cui la natura, piante e animali, sono lasciati vivere senza interventi; non è certo una parola adatta a descrivere un’area industriale. Il fatto che il polo logistico si chiami «Parco Logistico delle Acque Albule» associa le nostre antiche terme a traffico ed inquinamento e non è una buona pubblicità.
Pletora di poli logistici. Non c’è dubbio che il polo logistico è situato opportunamente vicino all’ingresso dell’autostrada, ma questo non basta per garantirne l’utilità. In proposito, da dati forniti da Logistix Evolution (uominietrasporti.it) risulta che la merce distribuita negli ultimi anni è in continua diminuzione, nonostante le massicce chiusure dei piccoli esercizi commerciali e l’aumento di camion in esercizio. Le cause sono ovvie: la diminuzione e l’impoverimento della popolazione, tendenze destinate a peggiorare con gli attuali venti di guerra. Ma, come nota Gianni Innocenti nel suo articolo, sulla piana dei travertini si abbatte una pletora di poli logistici: due sono presenti da tempo, a cui si aggiungono altri tre di recente approvazione su una superficie totale di circa 50.000 mq, ed un altro già approvato, sarà realizzato nell’ex area Stacchini, a ridosso della ZSC (Zona Speciale di Conservazione della Rete Natura 2000 della Comunità Europea). Le conseguenze negative sul traffico della zona sono inevitabili.
Quanto ai 1000 nuovi posti di lavoro promessi, non so quanti sono stati attribuiti alle attività turistiche che sono del tutto ipotetiche. Ma lo sviluppo del commercio online produce anche perdite di posti di lavoro: negli ultimi 12 anni sono spariti circa 14.000 esercizi commerciali.
Problemi ambientali. La piana dei travertini è una zona speciale ed unica dal punto di vista idrogeologico e il progetto di Polo Logistico impatta su terreni nelle immediate vicinanze delle sorgenti delle Acque Albule, il lago della Regina e il lago Colonnelle, accanto al quale sono i resti delle antiche terme dette di Zenobia. Sono aree soggette a vincoli, in particolare a vincolo idrogeologico, che dovrebbero essere incompatibili con il progetto, ma purtroppo di questi tempi si tende ad essere indulgenti, con conseguenze che in questo caso potrebbero essere gravi.
Strettamente collegato al problema idrogeologico è quello del consumo di suolo. Il suolo naturale è il principale contenitore di carbonio, ne contiene più dell’atmosfera, da cui assorbe CO2 grazie al «lavoro» di innumerevoli microorganismi. Quando è ricoperto da strade o edifici, o compattato da mezzi pesanti, il suolo cessa di accumulare carbonio e lo emette nell’atmosfera. Il recupero dell’attività biologica, una volta liberato il terreno, richiede tempi dell’ordine del secolo. Quindi il consumo di suolo è praticamente irreversibile ed è un importante fattore del riscaldamento globale.
Il suolo libero ha un’altra funzione importante, quella di assorbire l’acqua piovana, ricaricando la falda acquifera. Il terreno urbanizzato assorbe acqua 7 o 8 volte di meno del terreno libero. Questo vuol dire che con un suolo urbanizzato dell’ordine del 12% del totale, come nell’Emilia-Romagna, l’acqua non assorbita dal terreno, che è quella che causa le alluvioni, raddoppia. E si osserva infatti che, a parità di precipitazioni, le alluvioni fanno oggi molti più danni che negli anni cinquanta. Ai danni riconosciuti del consumo di suolo possiamo aggiungere l’aumento delle temperature nelle ondate di calore estive, perché il terreno urbanizzato si riscalda molto di più di quello naturale.
Ma, senza che ci sia una crescita della popolazione, il consumo di suolo non solo non diminuisce, ma è in forte aumento. Dai dati ISPRA apprendiamo che in dodici anni dal 2006 al 2018 il suolo consumato per abitante era aumentato di 6,5 m2/abitante mentre in sei anni, dal 2018 al 2024 c’è stata una crescita quasi tripla, 18,4 m2/ab. La carta che alleghiamo dà un’idea della situazione della piana dei travertini. I progetti incombenti, oltre ai 600000 mq del polo logistico «Acque Albule», e degli altri poli logistici, ci sono anche il Nuovo Ospedale Tiburtino e il progetto della società cinese “Lanterne Rosse Srl” di sviluppare oltre 100 mila metri cubi, di cui il 20% residenziali, su un’area di 72.418 mq. Per il reale consumo di suolo reale bisogna poi aggiungere le superfici destinate alla viabilità e quelle compattate dai cantieri di lavoro.
Carlo Boldrighini
Presidente della sezione «Aniene» di Italia Nostra
(1) Global Change Biology (DOI: 10.1111/gcb.16570)
(2) Paolo Pileri Dalla Parte del Suolo Laterza, 2024
Foto 1. Mappa del consumo di suolo nella piana dei travertini
Foto 2. Vista della «campagna» tra Tivoli e Guidonia










