I cinque autori coinvolti, Patrizia Dottori, Thalassini Douma, Fabio Gasparri, Mattia Morelli, Roberto Petitti, come scrive la curatrice, “non propongono una denuncia fotografica ma, attraverso un registro più poetico, di rilevanza estetica, trasversalmente aprono ragionamenti etici ed ecologici”. “Patrizia Dottori, con ‘The Beginning’, trasformando da positivo a negativo elementi della natura – ‘in Patagonia, terra di Ande ed energia’ – e vivendo empaticamente i sommovimenti ambientali, parallelamente ci consegna ‘una sensazione di finito se paragonata a un’idea di eternità’- aggiunge Martusciello- La bellezza di queste sue immagini è indubbia e si riallaccia al tema espositivo perché lo suggerisce attraverso un atto creativo e simbolico che pure inizia da uno sguardo sulla realtà. Thalassini Douma rivolgendo occhi e apparecchio fotografico verso i ghiacciai, ce ne restituisce porzioni in modalità compositiva geometrica, attraverso un muto giudizio che però non sottovaluta il disastro della fusione delle bianche, gelate calotte ma lo evoca tramite uno scatto di poetico incanto. Un uccello in volo ci riporta dall’astrazione all’istantanea straight. Fabio Gasparri apre due panoramiche su altrettanti paesaggi montani, l’uno più antropizzato, l’altro più aspro, riconsegnandoci due vedute di genere con cromatismi vividi. Nessun accadimento devastante pesa su quei monti verdi, quei prati gialli, il piccolo paese e sul lungo filo elettrico in primo piano che pare una stretta strada. Quella realtà è l’oikos, la casa (anche famiglia), in senso ampio, perché sappiamo che l’etimologia greca del vocabolo ci dice di derivazioni linguistiche afferenti, non casualmente, alla parola ‘ecologia’. Mattia Morelli ci dà fotografie dai soggetti soffusi, accattivanti, quasi morbidi, che danno una sensazione pittorica.
L’autore, portando nell’inquadratura una forte fuga della prospettiva – primissimo piano e via via a degradare nella lontananza fino al fondo nero – gioca con l’equivoco anche relativamente al tema perché ciò che vediamo sembrano territori, concrezioni naturali o cieli tra l’effettivo e l’alieno, il vero e l’immaginario, ma potrebbero essere ancora altro. A noi la scelta, che si basa su personali suggestioni che l’arte ci concede mentre fuori, intanto, il Pianeta muta incessantemente. Roberto Petitti ci ha abituati alle sue grandi vedute che esalta calibrando luminosità e contrasti in modo tale che spesso sembrano light box. L’armonia e la magnificenza estetica sono manifestamente la sua chiave di volta attraverso cui è sempre possibile innescare, per via trasversale, sollecitazioni etiche ed ecologiche”. “La contemplazione di queste meravigliose fotografie con altrettanto splendidi soggetti non attenua la serietà del dibattito sulle criticità degli ecosistemi e sulla gravità dei cambiamenti climatici; al contrario, rende la considerazione ancor più nitida e urgente proprio in virtù dello scarto dialettico veicolato dalla bellezza” conclude. La mostra sarà visitabile fino al 16 novembre, tutti i giorni dalle ore 17 alle 2.










